“La sicurezza non può essere considerata solo una questione di ordine pubblico e va affrontata con misure ed interventi che vadano oltre la repressione (multe, carcere, sanzioni) – dice il candiadto sindaco di centrosinistra Damiano Tommasi -. Verona, come ha detto di recente il Questore, ha purtroppo gli stessi problemi di sicurezza di altre città italiane a noi vicine. La nostra città, tuttavia, può notevolmente migliorare se cambia l’approccio al tema, e considera la sicurezza anche un problema sociale ed economico. Questo significa adoperarsi concretamente per andare oltre gli interventi sanzionatori emergenziali che tendono ad azionarsi “dopo”. Occorre attivarsi anche “prima” migliorando la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini, stimolandoli a partecipare, rendendo vivibili e abitabili gli spazi dei quartieri, costruendo luoghi in cui le persone possano incontrarsi e riscoprire il valore delle relazioni sociali, non lasciando soli gli anziani, aiutando le famiglie e i giovani, a partire da quelli in difficoltà, adoperandosi politicamente con le istituzioni nazionali per rinforzare gli organici nelle forze di polizia presenti sul territorio, nel tribunale, nella prefettura”.
“Viviamo un periodo storico difficile e complesso, acuito prima dalla pandemia e ora dallo scoppio della guerra in Ucraina, che non solo mina un bene prezioso come la pace – provocando lutti e tragedie disumane – ma ci rende tutti più insicuri e inquieti considerato anche l’impatto sui bilanci e la vita delle famiglie e delle imprese”, spiega il candidato sindaco.
“I dati forniti dalla Questura il 12 aprile, in occasione della Festa della Polizia, ci dicono che a Verona, nel 2021, i reati sono aumentati rispetto al 2020 ma calati rispetto al 2019 – dice Damiano Tommasi che riporta i dati -. Sono aumentati i reati contro la persona, in particolar modo la violenza sessuale (+33,8%) e i reati compiuti da minorenni verso dei loro coetanei (+32,3%). Segno evidente che una parte della questione sicurezza si gioca, innanzitutto, nella quotidianità di vita delle famiglie, nella qualità e nella tipologia delle relazioni che in esse esistono, nel porre attenzione al miglioramento delle politiche di integrazione”.
“La sicurezza, se raccontata e descritta ricorrendo soltanto ai dati sui furti e le rapine, rischia di rimanere su fatti e situazioni limitate. Per questi comportamenti inaccettabili e direttamente vissuti da cittadine e cittadini serve certamente l’aiuto della tecnologia e servono dei presidi di polizia locale nei quartieri. Ma questo, seppur necessario, non è sufficiente. Serve anche altro”, insiste.
“I dati della Questura, ad esempio, ci dicono che nel 2021 sono aumentate le truffe e le frodi informatiche (+7%), le denunce collegate alla pedopornografia (26 casi in più), le denunce per incidenti con feriti causati da persone ubriache o che hanno assunto sostanze stupefacenti. Garantire la sicurezza informatica, la sicurezza di bambini e giovani, la sicurezza stradale di pedoni, ciclisti, motociclisti e autisti, significa sì aumentare i controlli e le sanzioni per chi viola le regole ma anche progettare percorsi di formazione sulla cybersicurezza, garantire una nuova mobilità per la città – incentivando l’uso di efficienti mezzi pubblici – promuovere una cultura della legalità nelle scuole e nella cittadinanza”.
“Inoltre uno dei più gravi elementi che riguardano la sicurezza a Verona è il tema della criminalità organizzata che porta quantità significative di droga sul nostro territorio e mira ad inserirsi nel nostro tessuto economico, come dimostrano le 19 interdittive antimafia emesse dalla Prefettura negli ultimi tre anni; le 1.985 operazioni finanziarie sospette – segno di attività di riciclaggio di denaro sporco – segnalate dall’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia (+15,2%) che pongono Verona al vertice delle province venete; i 6 beni confiscati presenti nel territorio cittadino; le due inchieste – Isola scaligera e Taurus – realizzate nel 2020 dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia”.
“Verona deve alzare il livello di attenzione attorno a questo preoccupante fenomeno che, sebbene non percepito come vero pericolo per la nostra città, sta diventando di fatto il primo elemento di illegalità e insicurezza che minano alle basi la sicurezza cittadina – dice il candidato -. Infine, parlando di giovani e sicurezza, si utilizza troppo spesso in modo inappropriato il termine “Baby gang”. A Verona, attualmente, non risulta che vi siano gruppi criminali giovanili organizzati come in altri Paesi del mondo, con un’organizzazione precisa e connotata da capi e sottocapi, di codici e riti di iniziazione criminale o che utilizzano simboli o tatuaggi per marcare un’appartenenza o un’identità”.
“Gli episodi di teppismo e violenza cittadina sono spesso segno di disagio profondo dei ragazzi e delle ragazze ed è per questo che vanno attivati percorsi di sostegno psicologico per le famiglie e i loro figli, percorsi educativi nelle scuole, che vanno assunti assistenti sociali ed educatori di strada, che va creato un Assessorato specifico, dotato di risorse umane competenti e di fondi adeguati, capace di fare da regista di un progetto in grado di mettere in rete concretamente le forze di polizia, la prefettura, l’Ulss, il mondo scolastico, le associazioni, le famiglie, le parrocchie. A Verona i giovani hanno bisogno di sicurezza anche nelle scuole – garantendo loro e a tutti coloro che vi operano un’adeguata manutenzione degli edifici – e nel lavoro, che deve essere stabile e di qualità, non precario e a rischio”, spiega Tommasi.
“Verona non è il far west. Parlare di sicurezza limitandosi a interventi sanzionatori e punitivi o richiamando un ordine cittadino di controllo e vigilanza significa rischiare per l’ennesima volta di preoccuparsi soltanto degli effetti ma non di capirne le cause – ritiene -. Verona ha bisogno di costruire più senso di comunità, di aprirsi al mondo, di favorire il dialogo e la partecipazione dei cittadini, di offrire opportunità di sviluppo sostenibile a tutti/e, di più inclusione e giustizia sociale. Nessuno/a deve restare indietro. Nessuno deve essere lasciato solo”.
“Riteniamo inoltre, che il potenziamento del Servizio Civile Universale, con la sua formazione alla nonviolenza e alla cittadinanza attiva, sia certamente un antidoto e una prevenzione efficace a cui dedicheremo grande attenzione nella prossima Amministrazione”, conclude.













