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Nuovo Piano sul rischio alluvioni, botta e risposta tra Bertucco e l’Ordine degli Ingegneri

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“L’allarme lanciato dall’Ordine sul nuovo Piano di gestione del rischio alluvioni deriva dall’impossibilità di riqualificare l’esistente sbrogliando la mole di progetti in itinere e non certo per la negata possibilità di progettare nuovo consumo di suolo agricolo”, dice Marco Giacurani, coordinatore della Commissione Urbanistica dell’Ordine degli Ingegneri di Verona che, rispondendo alle accuse di Michele Bertucco della lista In Comune per Verona – Sinistra civica ecologista, ribadisce quanto già detto a dicembre. Bertucco ha dichiarato che “o è sbagliato il piano di tutela oppure bisogna ammettere che qualche eccesso di edificazione le ultime due amministrazioni lo hanno commesso”.

“La questione non si pone in termini di scaramuccia politica tra varie parrocchie cercando di denigrare o squalificare l’operato di chi non aveva l’autorità per agire – insiste Giaracuni -. L’Ordine degli Ingegneri non si presta a tali ingenuità e non ha padroni politici. Agisce per il bene e la sicurezza del territorio oltre che per la prosperità della sua economia. Il consigliere Bertucco si era reso disponibile a convocare una commissione consigliare sul nuovo Piano di gestione del rischio alluvioni quando le scelte più importanti erano purtroppo già avvenute e quando il piano era già stato adottato, nella totale indifferenza di tutti. Ora si può solo cercare di capire se il danno provocato da alcune mancanze o superficialità può essere contenuto. In zone come Borgo Venezia e Montorio diventerà molto complicato, se non impossibile, progettare proprio quegli interventi di rigenerazione urbana che il consigliere Bertucco auspica per il bene della città. Il problema non è rappresentato dall’estensione delle aree sottoposte a rischio alluvioni rispetto al previgente Piano di Assetto Idrogeologico, ma dall’individuazione di brani importanti del territorio urbanizzato, che non sono mai stati oggetto di esondazioni, e che nel futuro vedranno congelata se non annullata qualsiasi attività edilizia e urbanistica. Rimane poi il grosso problema di tutta la progettazione in itinere, il cui annullamento potrebbe avere effetti devastanti”.



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