Home Articoli La GdF sequestra 75mila euro ad un pregiudicato albanese già condannato per sfruttamento della prostituzione – VIDEO

La GdF sequestra 75mila euro ad un pregiudicato albanese già condannato per sfruttamento della prostituzione – VIDEO

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I Finanzieri del Comando Provinciale di Verona, nell’ambito di apposite attività di contrasto alla criminalità, in queste ore stanno procedendo al sequestro di oltre 75 mila euro nei riguardi di un pregiudicato residente nella provincia dal 2015, un 36 enne albanese, già condannato con sentenza irrevocabile a sette anni di reclusione per fatti di sfruttamento della prostituzione e di riduzione in schiavitù.

L’uomo è finito nel mirino della Guardia di Finanza poiché non aveva provveduto a comunicare, come imposto dalla legge, le variazioni patrimoniali che lo avevano interessato nel decennio successivo alla condanna. Nel corso delle minuziose indagini finanziarie svolte, le Fiamme Gialle veronesi hanno rilevato, tra l’altro, che lo stesso – che nel 2017 e nel 2018 aveva percepito redditi per oltre 25 mila euro e aveva movimentato su propri conti correnti e su carte prepagate somme di denaro annue per circa 40 mila euro, senza fare le prescritte segnalazioni alla Guardia di Finanza.

L’attuale normativa impone, infatti, alle persone condannate con sentenza definitiva per taluni reati di particolare gravità – tra cui rientrano quelli per i quali egli è stato condannato dalla Corte di Appello di Trento con sentenza definitiva del 2009 – l’obbligo di comunicare al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria del luogo di dimora abituale, per dieci anni ed entro trenta giorni dal fatto, tutte le variazioni nella entità e nella composizione del patrimonio, concernenti elementi di valore non inferiore a 10.329,14 euro.

Le menzionate disposizioni normative hanno la finalità di introdurre un sistema di controllo del patrimonio delle persone condannate/prevenute in via definitiva per la durata di un decennio, al fine di accertare e fare emergere eventuali attività economiche agli stessi, riconducibili, consentendo in tal modo di seguire lo sviluppo delle medesime attività e di individuare le persone che con costoro intrattengono rapporti di natura economica.

La mancata osservanza di tale obbligo di comunicazione è sanzionata penalmente con la reclusione da due a sei anni e la multa da 10.329 a 20.658 euro, nonché con la confisca dei beni ovvero di somme di denaro per un valore equivalente.

L’operazione di servizio odierna conferma, ancora una volta, l’importante ruolo della Guardia di Finanza – quale organo di polizia giudiziaria con competenze specialistiche in campo economico-finanziario – per il contrasto delle varie forme di manifestazioni criminali, e ciò grazie alle capacità di analisi di flussi finanziari e alla possibilità di applicare efficacemente la stringente normativa antimafia per l’aggressione dei patrimoni illeciti.



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