“Il controverso Museo Reggimentale Giovani Fascisti di Ponti sul Mincio, nel mantovano, bandisce da anni un altrettanto controverso concorso sull’ “amor di patria” ispirato alla memoria di Fulvio Balisti, gerarca fascista reduce della Campagna d’Africa nonché repubblichino della Rsi, rivolto, tra gli altri, anche alle scuole del territorio, elementari e medie. Dalle informazioni che appaiono su un volantino che pubblicizza l’edizione 2022 del concorso, risulta che l’iniziativa abbia ottenuto il patrocinio anche del Comune di Verona, al quale chiediamo di fare chiarezza e di prendere le distanze da simili iniziative”, spiegano i consiglieri del Pd Federico Benini, Elisa La Paglia e Stefano Vallani

“Il sedicente Museo sorge sui terreni e le proprietà lasciate in eredità da Balisti nel 1959 ai reduci ‘affinché potessero rinnovare e tramandare alle generazioni future il ricordo dei loro camerati caduti’. Il luogo, noto anche come Piccola Caprera, frequentato e gestito da reduci e nostalgici del regime, risulta aver ricevuto nel 1999 lo status di museo storico su iniziativa di Marzio Tremaglia, figlio di Mirko, esponente del Msi e della destra sociale, allora assessore alla Cultura della Regione Lombardia. Nel 2018 si verificò un mezzo terremoto quando alcuni genitori dell’istituto Luisa Levi di Mantova scoprirono che i temi dei loro figli andavano nelle mani di una associazione simile che sulla propria home page espone orgogliosamente il simbolo del Battaglione Volontari Giovani Fascisti”.
“Molte scuole possono essere tratte in inganno dal fatto che il concorso risulta far capo al ‘Sacrario militare Piccola Caprera’ un nome neutro dietro il quale si nasconde però questo tipo di realtà di estrema destra. Fuorviante anche il patrocinio che alcuni comuni del territorio gli hanno sciaguratamente accordato”, denunciano dal Pd cittadino.
“Chiediamo allora che venga chiarito se e quante volte il Comune di Verona abbia dato il patrocinio a questa manifestazione (che peraltro si svolge fuori regione) e chiediamo, nel caso, il suo immediato ritiro – tuonano i consiglieri -. Queste persone, che non fanno alcuna distinzione tra il tricolore della Repubblica italiana e il tricolore repubblichino con l’aquila romana, simbolo della Rsi, non hanno alcun titolo di insinuarsi nelle scuole. Lo diciamo chiaramente: giù le mani dalle scuole”.
“Il Sindaco spieghi che ci deve essere umana pietà per tutti i caduti di tutte le guerre ma che non si può mettere sullo stesso piano chi ha combattuto per liberare l’Italia dalla dittatura nazi-fascista e chi invece ha combattuto per promuovere e difendere quella dittatura. Il Sindaco condanni qualsiasi richiamo al regime fascista, specialmente di fronte a questi tentativi subdoli di insinuarsi nelle menti di ragazzini delle elementari, e ribadisca che il Comune di Verona ispira la sua azione ai valori dell’antifascismo della Repubblica Italiana, di cui è medaglia d’oro della Resistenza, e non ai valori repubblichini della Rsi”.
L’assessore al Decentramento Marco Padovani ha subito replicato alle polemiche dei consiglieri Pd su patrocinio del Comune di Verona al un concorso scolastico su “Amor di Patria”, dedicato ai bambini e ai ragazzi delle scuole elementari e medie, e a quelle sulle deposizioni delle corone al monumento commemorativo in piazza Martiri d’Istria Fiume e Dalmazia.“Possibile che ogni 10 febbraio scatti puntale la molla del negazionismo e l’allarme fascismo? Come al solito la sinistra non ha rispetto delle idee altrui e cerca di sporcare persino le ricorrenze nazionali – dice l’assessore Padovani -. I consiglieri del Pd dimenticano che da anni il Comune di Verona concede il patrocinio, insieme ad altri Comuni, al concorso scolastico sull’Amor di Patria rivolto ai bambini e ai ragazzi delle scuole elementari e medie. Una iniziativa che punta a stimolare nei più giovani il senso di appartenenza alla Nazione, valore in cui questa Amministrazione crede e che non ha nulla di strano così come le Giornate della Bandiera che il Comune organizza con l’Esercito e le scuole. Il patrocinio è riconosciuto al concorso e non ad altro. Un po’ più di amor di patria non farebbe male averlo anche ai consiglieri Benini, La Paglia e Vallani. Altro campione della polemica a orologeria è Paolo Berizzi che fa finta di non sapere che le manifestazioni le autorizza solo la Questura e non il Comune, riferendosi alle deposizioni di corone in piazza Martiri d’Istria il 10 e l’11 febbraio. Siccome ci sono tre distinte deposizioni di corone in 24 ore, l’unica cosa che ha fatto il Comune di Verona è stata l’ordinanza viabilistica per la sicurezza stradale attorno alla piazza. Tutto il resto è il solito Berizzi con le sue fantasie”.
Solidarietà al Copernico!
La storia non si censura
Anche quest’anno, all’alba del Giorno del Ricordo, apprendiamo di tentativi da parte del Sindaco Federico Sboarina di oscurare momenti di formazione per la comunità studentesca: in questo caso l’evento si sarebbe dovuto tenere all’Istituto Copernico Pasoli, organizzato dalla Rete Scuola e Territorio, e avrebbe previsto la partecipazione dello storico Eric Gobetti.
La vicenda è diventata l’ennesima occasione di una battaglia politica, volta a rendere il 10 Febbraio un contraltare della Giornata della Memoria, e dopo la presa di posizione oscurantista da parte di Casapound, anche il primo cittadino veronese decide di inserirsi nel dibattito per impedire agli studenti questo momento di crescita e formazione personale.
“Non è la prima volta che succede” afferma Camilla Velotta, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona “già negli scorsi anni nella stessa ricorrenza una certa area politica ha dimostrato di voler strumentalizzare quella che è una giornata importante per la storia del nostro Paese, che deve essere occasione di riflessione sul nostro passato: non si può pensare di censurare un evento simile, a maggior ragione se inserito in un contesto scolastico; Siamo vicini agli studenti del Copernico.”
Quella del confine orientale non è una pagina della nostra storia semplice, ma proprio per questo è necessario studiarla ed analizzarla, anche grazie alle ricerche che per anni molti storici, come lo stesso
Gobetti, hanno condotto in quei territori.
“Non è censurando questi momenti che si rinnova la memoria dell’esodo giuliano-dalmata, serve comprendere a fondo quello che è stato, anche ragionando sulle responsabilità del nostro Paese: solo così queste commemorazioni possono lasciarci delle riflessioni ancora attuali” conclude Velotta.













