Il report 2022 di Legambiente “Mal’aria di città” indica Verona come una tra le 17 città più inquinate d’Italia. Con i nuovi limiti imposti dall’Oms, Verona supera le concentrazioni limite sia per le Pm10 che per le Pm2.5, registrando valori molto alti per quanto riguarda la presenza di polveri sottili nell’aria.
Il parametro utilizzato dall’Oms per stilare la classifica della qualità dell’aria nelle città italiane si basa sulla media annuale di microgrammi per metro cubo: i limiti per Pm10 sono 15 µg/mc, per Pm2.5 5 µg/mc, e 10 µg/mc per NO2. Verona, in particolare, ha registrato una media attuale di PM10 pari a 30 µg/mc, un valore rappresentativo del malessere ambientale maggiormente concentrato nei territori della Pianura Padana, che impediscono il ricambio d’aria e favoriscono l’accumulo del particolato.
Legambiente propone alcune soluzioni per ridurre l’azione degli inquinanti: si tratta di sette punti definiti nei programmi d’intervento per rinnovare lo spazio pubblico urbano a misura d’uomo. Tra le proposte, l’aumento del trasporto pubblico elettrico e della mobilità condivisa anche nelle periferie e nei centri minori; lo stop alla commercializzazione dei veicoli a combustione interna; l’avvio di un piano di riqualificazione energetica dell’edilizia pubblica con abitazioni a emissioni zero; l’introduzione della distribuzione sostenibile delle merci e il monitoraggio delle pratiche agricole.
Anche il Comune di Verona negli ultimi anni ha cercato di seguire le proposte di Legambiente attraverso azioni strutturali che abbiano effetti a lungo termine, come l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, il raddoppio delle ciclostazioni, la realizzazione di nuove piste ciclabili e la riqualificazione di zone e spazi verdi. Dal 2017 al 2020 sono stati riconvertiti tutti i mezzi inquinanti dell’autoparco comunale, composto da 86 veicoli per Polizia locale, Protezione civile e servizi pubblici, con nuove auto a metano ed elettriche. Anche per quanto riguarda i bus ad oggi Verona è la città più metanizzata d’Italia.
“A Verona gli interventi strutturali suggeriti da Legambiente sono tutti in atto da tempo. Anzi ne facciamo di più – sottolinea l’assessore all’Ambiente Ilaria Segala –. Penso alla massiccia riforestazione urbana che, da 4 anni, vede il Comune impegnato nell’investimento di molte risorse. Siamo stati i primi a parlare di città dei 15 minuti con i servizi vicini alle abitazioni, obiettivo che stiamo realizzando con le varianti urbanistiche. Spiace constatare che Legambiente Verona non se ne accorga, così come dimentica che il nostro sforzo per la qualità dell’aria è partito subito con i Mobility day, anche a costo di ottenere critiche da parte di chi non vuole mai abbandonare l’auto. La lotta allo smog non si fa in un giorno e soprattutto servono investimenti, che noi stiamo facendo perché a parte le voci di stretta competenza governativa, le altre azioni strutturali sono già avviate. Le criticità che premono sulla nostra città sono quelle che caratterizzano tutta la Pianura Padana. Inoltre, attraverso il PUMS, sono già state definite nuove e diverse Zone 30, con l’incremento di nuovi sistemi di mobilità dolce, come monopattini e biciclette elettriche. Sul fronte delle ciclabili, invece, ricordo l’arrivo a Verona di 2,3 milioni di euro dal Pnrr per nuove realizzazioni, oltre ad altri numerosi finanziamenti acquisiti dal Comune che consentono la copertura di tutti i progetti previsti nel Pums, che porteranno al raddoppio del percorso ciclabile cittadino”.
Un’altra novità è fonte di preoccupazione per Legambiente Verona: la possibilità che gas metano ed energia nucleare vengano inseriti nella Tassonomia europea: “Si tratta della lista delle fonti energetiche considerate verdi e rinnovabili che possono ricevere incentivi fiscali dai governi – spiega l’associazione -. Anche se gas metano ed energia nucleare non rispettano i criteri per rientrare nella Tassonomia, alcuni stati dell’Unione le vogliono includere come fonti di transizione da utilizzare mentre vengono sviluppate le infrastrutture per le energie rinnovabili”.
“I problemi a riguardo sono molteplici, dal semplice fatto che queste energie vadano a sottrarre finanziamenti alle fonti veramente verdi e rinnovabili, fino alla questione delle tempistiche – prosegue Legambiente Verona -. La costruzione di nuovi impianti infatti è un processo lungo anche decenni, se iniziamo oggi saranno pronte e operative non prima del 2030 e per rientrare dai costi di costruzione si andrebbe ben oltre il 2050, anno in cui l’Unione Europea ha stabilito che raggiungerà la neutralità di emissioni”.
Per protestare contro questa situazione, Legambiente Verona ha organizzato un flashmob a livello regionale per sabato 12 febbraio a Venezia. “È ora di agire e richiedere ai nostri governanti decisioni forti volte a migliorare una situazione che si trascina avanti da troppo tempo”.













