Sono state presentate ieri (26 gennaio), alcune delle proposte veronesi per usare i fondi del Pnrr – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Al centro del progetto, la digitalizzazione degli archivi per favorire il “Turismo delle Radici” e l’ottimizzazione delle ricerche storiche sugli antenati da ogni continente del mondo, anche in vista del 2023, anno dedicato agli italiani che da generazioni vivono all’estero.
Alla riunione, voluta dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha partecipato, in videoconferenza, l’Assessore al Turismo Francesa Toffali, insieme ai funzionari del Ministero e ai rappresentanti di Regioni, Province e Comuni italiani. Si è trattato di un momento di confronto sulle modalità adatte a incentivare l’arrivo di coloro, che proprio per le origini italiane, vorrebbero visitare l’Italia almeno una volta nella vita, superando la difficoltà delle ricerche che riguardano l’albero genealogico.
Sono tantissimi, infatti, i veneti che vivono in tutto il mondo e sentono il legame tramandato da genitori e nonni emigrati. Il Rapporto degli Italiani nel mondo 2021 parla di 5 milioni e 500 mila registrazioni all’Aire/anagrafe degli italiani residenti all’estero, delle quali 50 mila veronesi. Secondo uno studio dell’Enit, il bacino potenziale per l’Italia è pari a circa 80 milioni di persone. Il giro d’affari attualmente relativo a questo segmento turistico dal solo continente americano si aggira intorno ai 650 milioni di euro, per un totale di 670 mila arrivi all’anno in Italia.
“Abbiamo un patrimonio di documenti che va valorizzato – spiega l’assessore Toffali -, e reso fruibile a tutti, anche da chi si trova all’estero – spiega l’Assessore Toffali -. Basti pensare alle certificazioni archiviate, e oggi macchinose da reperire anche per cittadini presenti a Verona, in quelli che erano piccoli Comuni della nostra provincia e che ora sono quartieri della città: San Massimo e Cadidavid per citarne solo due. O agli archivi delle parrocchie su matrimoni, battesimi e funerali. Se gli investimenti nazionali fossero destinati alla digitalizzazione, le ricerche storiche sarebbero a portata di clic e il turismo delle radici sicuramente ne beneficerebbe”.













