Il presidente della Commissione comunale sulla Sicurezza Andrea Bacciga, ha convocato un tavolo di lavoro per cercare soluzioni su più livelli al problema delle droghe da stupro, argomento che ha trovato nelle settimane scorse spazio sui giornali. Un dibattito che ha fatto emergere molteplici necessità: maggiore educazione, a partire dalle scuole medie, per i giovani sulla pericolosità delle droghe e dell’alcol, individuazione, attraverso esami specifici, delle droghe da stupro che in breve tempo non lasciano traccia nel corpo, e staff professionali, nei presidi ospedalieri, dedicati alle vittime di violenza.
Ospiti del dibattito, il presidente della Commissione Sociale Gianmarco Padovani, l’assessore ai Servizi Sociali Maria Daniela Maellare, il responsabile UOC Dipendenze Ulss 9 Scaligera Camillo Smacchia, il dottor Nikolaos Papadopulos, referente patologia ostetrica degenze dell’Azienda Ospedaliera di Verona, la psicologa Giuliana Guadagnini, il giornalista di Rai 1 Alessandro Politi, il responsabile Area Controllo del Territorio e Grandi Eventi della Polizia locale Massimo Pennella e l’onorevole e consigliere Vito Comencini.
La pratica è quella di mettere nella bibita della vittima queste sostanze insapori e incolori, che fanno cadere in uno stato dissociativo di ipnosi e di sedazione e che provocano amnesia, per poi abusarne.
“In base ai casi che ho affrontato nel mio lavoro – ha spiegato la psicologa Guadagnini – ho potuto constatare che nel cosiddetto kit antistupro di default non si verifica la presenza di sostanze come GHB, Ketamina e Rohypnol, droghe sintetiche, acquistabili anche via Internet. Dalla relata refero delle mie pazienti, quando provano a rivivere la violenza hanno ansia e ricordi confusi. Queste droghe agiscono velocemente, entrano in circolo in 15-20 minuti, permangono 12 ore nelle urine e 8 nel sangue. Come già si adoperano Petra e Telefono Rosa, si devono aumentare le campagne di sensibilizzazione”.
“Risoluzioni nuove per problemi antichi – ha esordito Smacchia –. Già con l’alcol e con le droghe più ‘tradizionali’ da tempo si cerca di indurre la vittima a forzare la sua volontà. Ritengo che sia fondamentale la formazione di personale adeguato a trattare i casi di violenza, con stanze apposite all’interno dei Pronto Soccorsi, in modo che le vittime possano sentirsi il più possibile protette e aiutate psicologicamente. Si deve lavorare sulla prevenzione e sull’informazione perché lo sballo da alcol e droghe parte già dai giovanissimi”.
La difficoltà per i medici nasce anche dal capire o meno se una donna o un uomo hanno subito violenza sessuale: “Le vittime non hanno per forza dei segni visibili dello stupro – ha spiegato Papadopulos –. In base al racconto procediamo con gli esami. Ciò che voglio sottolineare è l’importanza di informare le persone dell’esistenza di queste sostanze, di non perdere mai di vista il proprio bicchiere quando si è in un locale o a una festa e che non si deve aspettare a sporgere denuncia per vergogna. Prima si agisce e più facile è individuare il responsabile”.
“Tutti conoscono il caso di Genovese – ha spiegato Politi –. Il fenomeno è in aumento ed è preoccupante. A quanto pare diverse ragazze che hanno lamentato violenze non sono state sottoposte agli esami per la ricerca nel sangue delle droghe da stupro. In questi giorni ho contattato i vertici della Sanità della Regione Veneto per sottoporre questa problematica ed effettivamente mi hanno confermato che non vi sono indicazioni standard per questa tipologia di indagini ma che vengono prescritti in base al sospetto clinico della narrazione della vittima. E mi hanno comunicato che a breve verrà inviata una nota con nuove indicazioni in merito ai test per questi tipi di sostanze”.
Il parlamentare Comencini ha sottolineato l’importanza dell’aggiornamento delle norme in vigore, che fanno fatica a tenere il passo con la realtà, e si è impegnato per portare a Roma tutte queste istanze emerse durante la Commissione.













