Quattro neonati morti e quasi una novantina quelli contagiati all’ospedale di Borgo Trento, questo è il bilancio delle vittime del Citrobacter, un terribile batterio che ha fatto ammalare i neonati nel posto in cui avrebbero dovuto essere maggiormente al sicuro, la terapia intensiva del più grande punto nascite del Veneto. Dopo la battaglia legale intentata da alcuni genitori, la Procura scaligera ha iscritto 7 persone nel registro degli indagati, le accuse sono di omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime in ambito sanitario.
Gli indagati sono ex vertici e alcuni medici della struttura ospedaliera, a partire dall’allora direttore generale Francesco Cobello. Sotto inchiesta anche la dottoressa Chiara Bovo, all’epoca direttore sanitario; il direttore medico della struttura Giovanna Ghirlanda; il primario di Pediatria Paolo Biban. Indagati anche la professoressa Evelina Tacconelli, alla direzione di Malattie Infettive e da mesi in prima linea nella lotta all’emergenza Covid; la dottoressa Giuliana Lo Cascio, primario facente funzioni dell’unità operativa di Microbiologia e virologia e il dottor Stefano Tardivo, risk manager della struttura.
Il caso ha preso forma quando il 5 settembre 2020, con un provvedimento dello stesso Cobello, sono stati temporaneamente sospesi dal servizio Biban, Bovo, Ghirlanda e Lo Cascio. Intanto proseguiva il lavoro degli inquirenti, coordinati dalla pm Maria Diletta Schiaffino. Il loro coinvolgimento nella vicenda, spiega la procuratrice Angela Barbaglio, è dovuto al fatto che “nei rispettivi ruoli che ricoprivano all’epoca dei fatti, nel momento in cui comparvero le prime avvisaglie, i primi segnali di allarme sulla possibile presenza del Citrobacter, a nostro avviso avrebbero omesso di adottare quei provvedimenti che avrebbero potuto evitare il peggio”.
Purtroppo, infatti, solo quando hanno iniziato a dilagare i contagi, si è deciso d’urgenza la chiusura del punto nascite a partire dal 12 giugno 2020. Dopo varie analisi il batterio era stato localizzato nei rubinetti. “La sanificazione effettuata durante questi mesi di stop forzato ha portato l’Ospedale della Donna e del Bambino a un livello tecnico e igienico di grande eccellenza” hanno annunciato dopo tre mesi i vertici, alla ripartenza del punto nascite. Però, secondo la Procura, questo livello di igiene non c’era in precedenza, quando si sono ammalati i piccoli Nina, Alice, Jacopo, Benedetta e tanti altri nati prematuri. Dalla fine del 2018, stando agli inquirenti, 4 bimbi sono stati uccisi dal Citrobacter e decine quelli che lo hanno contratto senza esiti mortali ma in alcuni casi comunque gravi: almeno 9 infatti sono rimasti cerebrolesi.
Ora inizia la “fase 2: verificare caso per caso, contagio per contagio, la sussistenza o meno del nesso di causa effetto. Occorrerà altro tempo, ma faremo chiarezza”, assicura Barbaglio. I genitori ci credono e si appellano alla giustizia.













