
Tanto tuonò che piovve. Il tormentato aumento di capitale dell’aeroporto Catullo, che domani dovrebbe essere sottoscritto per 35 milioni di euro, potrebbe far rivedere l’equilibrio del controllo dell’aeroscalo veronese, sistemi del Garda. All’orizzonte potrebbe esserci un enorme temporalone.
Partiamo dall’inizio. La società Aerogest presieduta dal presidente della Camera di Commercio Giuseppe Riello, ha detenuto tutte le quote della Catullo Spa che appartenevano ai soci pubblici, ovvero Comune di Verona, Provincia di Verona, Provincia di Trento e Camera di Commercio di Verona, pari al 47% della società. Si è però deciso obbligati dalla legge Madia, allo scioglimento della società e al ritorno delle azioni pro quota ai singoli soci pubblici.
E qui arriva il punto dolens. Aerogest trasferisce le sue quote ai quattro enti che costituivano la società però in quel momento gli altri azionisti, leggi Save di Enrico Marchi che possiede il 41,83% e Fondazione Cariverona presieduta da Alessandro Mazzucco che detiene 2,89%, possono esercitare il diritto di prelazione prima che Aerogest trasferisca le azioni di loro proprietà ai soci pubblici.
Potrebbe essere un semplice giro quote ma nella realtà potrebbe riaprire quel grande contenzioso che nei mesi scorsi ha contrapposto il presidente di Fondazione Cariverona che, senza peli sulla lingua, aveva accusato Marchi di negligenza e mancanza di strategia sull’aeroscalo veronese. E lo stesso Enrico Marchi che aveva invece rilanciato dicendosi disponibile ad acquistare altre quote del nostro aeroporto.
Una sfida di botta e risposta durata settimane che oggi potrebbe avere, nella liquidazione di Aerogest, un nuovo braccio di ferro tra gli uomini di palazzo Forti e i veneziani di Save. Entrambi possono esercitare, secondo lo statuto, entro 60 giorni il diritto di prelazione.
In parole povere: Aerogest chiude e trasferisce ai rispettivi proprietari le loro quote. In quel momento gli altri soci hanno 8 settimane di tempo per comprarle. Potrebbe avvenire uno scioccante cambio di maggioranza e gestione del nostro aeroporto in un battibaleno. Potrebbe essere Marchi nuovo controllore assoluto oppure Mazzucco con Cariverona se avesse il coraggio di fare mambassa delle quote dei soci pubblici.
Una cosa è certa. Studi privati e advisor esperti confermano un prossimo biennio post Covid per lo scalo scaligero, nero come il piombo. Necessita, per tutti un piano di investimenti quinquennale. Basta poco per capire il delicato momento che vive la Catullo Spa. Si capirà nelle prossime settimane quale sarà il suo futuro che può essere solo di due tipi: ritornare a diventare uno dei più importanti aeroporti d’Italia oppure essere confinato ad aeroscalo di serie B al servizio di Bergamo e Venezia.


















