
Poste Italiane sono un gioiello nazionale che tutta Europa ci invidia. Godono di ottima salute, si stanno lentamente sostituendo alle banche ma si occupano anche di telefonia, spedizioni veloci in barba ad Amazon, e tecnologicamente non hanno nulla da invidiare ad altri. Purtroppo il Covid-19 le ha rese un luogo di tortura sociale. L’obbligato distanziamento ha fatto si che per molte di esse, la quasi totalità, non fosse possibile l’accesso se non scaglionato. Così assistiamo a Verona, ma un po’ in tutta Italia, a interminabili code per poter accedere ai servizi postali. Soltanto che nella fase della prima ondata di pandemia si era in primavera e il problema con la bella stagione non sussisteva.
Ora con l’inverno, il freddo e il brutto tempo è diventato, per chi necessita dei servizi, una vera e propria tortura. Code interminabili al freddo e al gelo, sotto la pioggia. Anziani, pensionati, persone cagionevoli di salute, tutti in fila indiana in paziente attesa di poter entrare uno alla volta. Poste Italiane si è guardata bene dal potenziare i servizi o comunicare, ancor meglio, ai loro dipendenti di darsi una mossa e di accelerare al massimo le operazioni da eseguire. Nelle code fuori dalle varie agenzie postali di Verona accade il finimondo, come liti tra gli interessati e grande nervosismo allo sportello, dove imperturbabili, e spesso assai lenti, impiegati operano disinteressandosi dei disagi e dei problemi dei clienti. Situazione generale a dir poco scandalosa, al limite dell’accettabile. Senza rispetto per la clientela, molto spesso anziana.
A questo punto non va dimenticato che le poste detengono centinaia di miliardi di risparmio degli italiani, quindi Poste Italiane dovrebbe servire in ottima maniera la loro clientela, invece la trattano con sufficienza lentezza e spesso purtroppo una buona dose di menefreghismo.


















