
La diffusione del Coronavirus ha subito nella provincia di Verona e nel Veneto un inaspettato exploit, arrivando a colpire in maniera pesante quasi tutti i Comuni e le Province della nostra Regione. I positivi sono sempre tanti, i morti troppi, tantissimi, inaccettabili. Per il nostro territorio, non volendo per rispetto contare il numero di centinaia di decessi, diamo un dato. Uno per tutti. Il primo di questo mese nei 98 comuni della nostra provincia c’erano 10 positivi ogni 1000 abitanti. Dopo dieci giorni erano 19, cioè il doppio. Due giorni prima di Santa Lucia erano 60. Peggiorata in termini assoluti anche la situazione che riguarda il Comune di Verona. Venerdì scorso i positivi erano quasi 3000 e le terapie intensive abbondavano, nonostante questo tutti sono corsi in montagna, sul lago e a fare shopping.
Chi scrive, all’inizio era un perplesso, un dubbioso. Ora i morti sono diventati tanti. Sono diventati troppi. Non è più accettabile non rispettare le regole e le precauzioni. Siamo a metà dicembre e Verona registra i numeri peggiori di tutta la Regione per contagi, ricoveri e decessi. Se ne sono andati in silenzio, spesso in solitudine, centinaia di persone in un periodo molto breve. Zaia e gli “Zaia fans” possono dire o pensare ciò che vogliono. I morti sono morti e non ce li restituirà nessuno. La gente purtroppo non capisce e appena può si comporta come se il virus gli fosse estraneo.
I comportamenti, dal punto di vista sentimentale, sono giustificati perchè il santo Natale porta con sé voglia di famiglia e di condivisione. Ma questo in particolare, va preso atto, sarà un Natale infelice, pieno di solitudine e di dovuta responsabilità. Siamo al limite e se a Verona e nel Veneto in questi giorni le cose dovessero peggiorare ben venga la chiusura e rimarrà un Natale di persone lontane comunque ricco di spiritualità e preghiera. I centinaia di morti non possono essere neanche nel giorno della natività, considerati come un errore della storia.


















