Incrociare le braccia nella seconda ondata di pandemia, che ha visto migliaia di morti e decine di migliaia di ammalati, è una scelta sconsiderata. Nelle emergenze e nelle difficoltà è necessario invece rimboccarsi le maniche e confrontarsi con unità d’intenti per cercare di risolvere i problemi. Come al solito i sindacati invece la pensano diversamente, devono tutelare i lavoratori, sia del pubblico che del privato. Per UIL e FPL è importante la tutela della dignità dei dipendenti pubblici che vanno difesi dal clima ostile (orrore), da questo la proclamazione indetta da CISL e CGIL per oggi.
I sindacati vogliono il rinnovo del contratto nazionale che è avvenuto due anni fa, con un aumento di 85 euro. Chiedono anche maggiore sicurezza sul posto di lavoro e le assunzioni dei molti precari. Se nei mesi passati hanno scioperato i lavoratori di alcune categorie del settore privato, ora scendono in campo i dipendenti pubblici. Farlo in questo momento è quantomeno inopportuno. Se da un lato ci sono delle ragioni e delle carenze che proprio la pandemia ha reso palesi, dall’altro non è questo il momento per aggravare con gli scioperi una situazione nazionale già difficilissima.
Secondo i sindacati il servizio pubblico va migliorato rendendolo più moderno e attuale. Necessario ridurre gli sprechi di energie e le risorse economiche. Il sindacato poi ammette che manca un progetto vero e la capacità di ascoltare chi opera nel mondo del lavoro. Come sempre si specula su 200 medici e 50 infermieri morti. Senza contare le decine di migliaia di persone che ci hanno lasciato la pelle. Secondo il sindacato la macchina pubblica ha retto l’urto della prima ondata grazie proprio ai dipendenti pubblici, che hanno continuato a far funzionare gli ingranaggi. Su questo ci sarebbe molto da dire e da ridire. Sta di fatto che scioperare oggi rimane un dannoso e grave errore.


















