
Agsm Spa, multiutility controllata dal Comune di Verona, è diventata una gallina dalle uova d’oro, e che lo potesse essere l’avevano capito in molti. Però a raccogliere i suoi prodotti sono stati in pochi. Il primo ad onore della storia, e prove alla mano, è stato l’avvocato Michele Croce. Lo ha seguito, come i campioni del ciclismo Coppi e Bartali, Mario Faccioli, attuale presidente di Agsm Energia. Ritornando alla presidenza Croce, l’avvocato si è accorto che c’erano degli interessanti appalti energetici da sviluppare in altre amministrazioni pubbliche attraverso Consip: in Toscana, Lazio, Calabria e Sicilia. Tutto accade nel 2018. La società commerciale del gruppo Agsm vince così, attraverso una gara pubblica, la distribuzione di energia elettrica, calore, gas e servizi di telecomunicazione nelle Regioni precedentemente citate. Un business da 189 milioni di euro della durata di un anno, di cui si è tanto vantato il presidente assente, Daniele Finocchiaro. Dopo poco più di un anno lo segue a ruota l’efficiente ex sindaco di Villafranca Mario Faccioli che, attraverso la sua presidenza di Agsm Energia, società commerciale del gruppo e primaria multiutility, si aggiudica 9 lotti su 17 previsti nel bando Consip in rappresentanza di tutto il territorio nazionale per forniture e servizi connessi in Valle d’Aosta, Piemonte, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata e Calabria, oltre a Rai, Anas ed Enea, battendo sul campo Enel e A2A Energia, quest’ultima molto amata e appoggiata dall’ex presidente dimissionario Daniele Finocchiaro, per un valore di 743 milioni di euro su un bando indetto da Consip di 2 miliardi. Il successo di Agsm e la sua credibilità, forse maggiore del colosso A2A, la dice tutta sulla svendita che i veronesi sono riusciti ad evitare grazie agli interventi di amministratori pubblici ed ex presidenti. Nota da evidenziare è che negli appalti Consip i lotti aggiudicatisi da Agsm sono più che raddoppiati rispetto al grande colosso A2A tanto amato dalla congregazione Finocchiaro-Riello-Pedrollo-Sboarina. Anzi, A2A è crollata nelle forniture da 5 a 1, il che dice tutto e ci mette sopra una pietra tombale a chi la voleva partner industriale nella fusione con Aim e ai suoi manager “marchesi del Grillo” dell’energia.



















