L’ultima bomba.
Un piccolo esercito di membri della maggioranza del consiglio comunale di Verona finiscono sotto inchiesta. In primis l’84° sindaco d’Italia Federico Sboarina. Lo seguono a ruota Leso, De Marzi, Russo, Adami, Drudi, Bacciga, La Perna, Sesso, Bianchini, Maschio, Simeoni, Bocchi, Paci, Velardi, Bonato, Padovani, Zandomeneghi, Bressan, Perbellini, Zelger, Comencini e Rossi.
La storia.
La New.co. tra Agsm e un nuovo veicolo societario dell’energia. Nelle intenzioni del Comune di Verona l’iniziativa avrebbe permesso ad Agsm, insieme ai Comuni di San Bonifacio e di Cologna Veneta che detenevano meno del 34% di UniCoGe, di acquisire le quote della società appartenenti agli altri soci pubblici, cioè i Comuni di Colognola ai Colli, Soave, Lonigo e Zimella, proprietari di oltre il 50%. Agsm di fatto avrebbe acquisito, superando il diritto di prelazione di Sinergas, l’80% di una società con un giro d’affari di quasi 30 milioni di euro. Sinergas e il Comune di Lonigo avevano fermato tutto facendo ricorso al Tar e il sindaco di Lonigo si era rivolto anche alla Procura della Repubblica di Verona. Correva l’anno 2018. Secondo i magistrati è stato commesso un illecito e tutti gli interessati sono stati iscritti al registro degli indagati con la contestazione di tentativo di abuso in atti d’uffico.
L’inchiesta.
Secondo la Procura della Repubblica di Verona guidata dalla dottoressa Angela Barbaglio (l’inchiesta è coordinata dal PM dottoressa Beatrice Zanotti), ci sarebbero state numerose violazioni di legge talmente palesi da coinvolgere nell’inchiesta un piccolo esercito di pubblici amministratori ed esponenti politici di spicco. In particolare con la New.co. veicolo di Agsm Energia est Veronese e la governance Unicoge srl si sarebbero violati agli articoli 1, 4, 24, D. L.vo175/2016 (vedi decreto Madia) che impone l’acquisto di quote di società e di partecipazioni solo se strettamente necessarie al perseguimento delle finalità degli enti pubblici e a condizione che detti enti mantengano il controllo sulla società. Profitto ingiusto quindi per Agsm Energia Est Veronese che acquisiva il diritto di prelazione sull’acquisto delle quote restanti dei comuni di Lonigo, Zimella, Soave e Colognola ai Colli. Oltre al danno ingiusto per i menzionati comuni si aggiunge il correlato deprezzamento delle quote rispetto alla vendita sul mercato libero, con ulteriore ingiusto danno per i comuni di San Bonifacio e Cologna Veneta, in quanto esclusi dalla governance di Agsm Est Veronese e in concreto da ogni futuro utile societario, comunque assorbito da quanto finanziariamente dovuto ad Agsm a titolo di restituzione delle somme prestate per l’acquisto della partecipazione ad Agsm Est Veronese. Compivano atti idonei diretti in modo univoco a procurare intenzionalmente un ingiusto profitto ad Agsm, che avrebbe conseguito un’ulteriore fetta di mercato finanziando l’aumento di capitale con cui San Bonifacio e Cologna Veneta conferivano le proprie quote, al di fuori di qualsiasi procedura concorrenziale e ingiusto danno per i comuni di Lonigo, Zimella, Colognola ai Colli e Soave che avrebbero visto deprezzarsi il valore delle proprie partecipazioni nella emananda gara di cessione.


















