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Giovedì 16 aprile. La mini rassegna stampa della pagina Facebook di Lillo Aldegheri

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Sul Corriere della Sera, Lucrezia Reichlin: “Che l’Europa avrebbe scelto di affrontare questa crisi con una molteplicità di strumenti e non con un solo bazooka, gli Eurobond, era chiaro dall’inizio. Stupisce l’insistenza italiana sulla posizione «o Eurobond o morte». E rincuora vedere che oggi molti l’hanno corretta…Se il prestito Sure o il prestito Mes fossero a scadenza lunga — diciamo 20-30 anni — e il tasso minore di quello che l’Italia può ottenere dal mercato, come è ragionevole pensare, il trasferimento implicito sarebbe enorme e maggiore di quello ottenibile con un Eurobond. Un lavoro recente ha stimato che nel caso della Grecia l’allungamento dei prestiti Mes a trent’anni ha costituito un trasferimento netto pari al 40% del Pil greco del 2011. Il problema di quei prestiti era la pesante condizionalità, ma in questo caso la condizionalità non c’è. Il punto cruciale da fare valere sul tavolo negoziale del Consiglio europeo del 23 aprile, invece, è la scadenza del prestito Mes…Invece che demonizzare il Mes l’Italia dovrebbe puntare a ottenere una scadenza più lunga e ci sono ragioni per credere che la Germania sarebbe aperta a un compromesso su questo punto…Ma non scordiamo che, oltre al problema di come finanziare questi veicoli, c’è quello fondamentale di capire come andranno utilizzate le risorse…L’esperienza dell’uso dei fondi strutturali non è confortante, soprattutto in Italia, e sarebbe tragico trovarci con soldi che non sappiamo spendere…”

Marco Travaglio su Il Fatto: “Gli italiani si stanno comportando mediamente bene…E i partiti? Almeno quelli di governo (salvo uno, peraltro clandestino) sembravano aver colto la portata della sfida che ci attende…Poi, l’altro ieri siamo improvvisamente precipitati nella cacofonia pre-Covid con la gara fra Pd e 5Stelle a chi ce l’ha più lungo sul Mes, il meccanismo europeo Salva-Stati che tutto il governo, da Conte ai ministri M5S a quelli del Pd (gli “economici” Gualtieri e Misiani), ha già dichiarato di non voler usare, ma di non poter impedire ad altri di farlo. Il Mes, per com’è nato – un prestito senior, legato a “condizionalità” – è un cappio al collo di chi lo usa: vedi Grecia. Ora dall’Eurogruppo ne è uscita una versione 2.0 che parrebbe priva di condizionalità a patto che sia usata per spese sanitarie. Ma, siccome la sua cornice giuridica è tutta da scrivere, nessuno può sapere se le condizionalità uscite dalla porta potranno rientrare dalla finestra con un voto del Consiglio “a maggioranza qualificata” (come prevede il regolamento Ue). Quindi dire – come Sassoli, Gentiloni, Prodi, Zingaretti e B. – che i 37 miliardi riservati all’Italia sono gratis è una fuga in avanti. Idem affermare – come i 5Stelle – che le condizionalità sono già certe…E spaccare il governo fra guelfi e ghibellini nel pieno di una trattativa mortale – quella sugli eurobond (o come li si vuol chiamare), per attivare strumenti finanziari infinitamente più poderosi dei 37 miliardi del Mes – è roba da fuori di testa…È troppo chiedere almeno un’altra settimanella di silenzio?”

Sul Corriere della Sera, Massimo Franco: “La riapertura dell’Italia sarà graduale. Ma quanto a polemiche, sta subendo un’accelerazione sciagurata…Ieri, a sorpresa, la Lombardia a guida leghista ha annunciato che chiederà di riaprire dal 4 maggio, nonostante dati in miglioramento ma altalenanti. La voglia di ripartire è comune e pressante. Ma deve anche misurarsi con i rischi che l’Italia corre, tra colpi di coda del contagio ed effetti politici regressivi. Le divisioni, nell’esecutivo e con le opposizioni, consegnano invece un governo circondato da sospetti di un populismo di ritorno…La sensazione è che l’emergenza da Covid-19 faccia riaffiorare nella maggioranza e tra gli avversari posizioni oltranziste e velleitarie: come se i margini di manovra fossero ampi, e le minacce potessero favorire le trattative con l’Europa al vertice del 23 aprile, o piegare le resistenze delle nazioni nordeuropee…(per Conte) il rischio di farsi risucchiare nel cliché di capo di un fronte antieuropeista composto da M5S e Lega, stavolta con l’aggiunta di FdI, non va sottovalutato: nonostante Matteo Salvini e Giorgia Meloni siano suoi acerrimi avversari. In Italia i detrattori raffigurano il premier come vittima di una «sindrome Grillo». Ma in Germania, di certo in modo ingeneroso, la stampa parla di un Conte in piena «sindrome Chavez»: il dittatore venezuelano scomparso nel 2013, che ha ridotto il suo Paese alla fame…Disunirsi adesso fotograferebbe l’incapacità di comprendere che è finita un’epoca…”

Mattia Feltri su La Stampa: “Ed è affiorato, gentile e solitario come un bucaneve, mentre tutto intorno è inverno dell’assennatezza e scricchiolii di ossa sotto il randello. Mentre i nuovi caporioni si omaggiano vicendevolmente col titolo di assassino e traditore, il ricordo del vecchio Cavaliere è affiorato in TV, della volta in cui, ferito alla bocca dal lancio di una miniatura de ! Duomo, ricevette la visita in ospedale di Pierluigi Bersani. L’uno era il capo del governo e l’altro il segretario dei Pd, e noi sapevamo di un gesto di minima creanza istituzionale. Ma siccome il garbo quotidiano prevedeva che a destra, per la sinistra, stessero i mafiosi e a sinistra, per la destra, gli stalinisti, lo stupore non ci abbandonava, finché Bersani si spazientì: è stato un incontro normale, strano che faccia notizia. E però mica avevamo torto noi. Dopo oltre dieci anni, Silvio racconta che Pierluigi gli tenne la mano nelle sue per mezzora, e. un trasporto cosi poco protocollare, anche cosi poco cameratesco, si vorrebbe dire, con rispetto parlando, ai confini dell’omoerotismo, commuove più di un po’…Dieci anni e passa e sì, i due sono incanutiti (più o meno) e pressoché fuori gioco, ma che sarebbe stato della democrazia italiana se Berlusconi lo avesse raccontato subito, e Bersani avesse subito contraccambiato? Il guaio è che non potevano gettare le anni migliori, anche solo per non deludere noi, l’indiavolato pubblico”.

Vittorio Feltri su Libero: “Secondo Michele Serra, giornalista ex comunista (lavorò a l’Unità , organo del Pci), noi lombardi siamo tradizionalmente dei coglioni poiché abbiamo !a cattiva abitudine dì sgobbare, peggio, di pensare soltanto al lavoro trascurando tutto il resto, soprattutto l’ambiente. Egli citando uno scrittore inglese, Ian McEwan, afferma: “Quanto è brutto il ciclo di Lombardia quando è brutto”. L’aria come una discarica, l’acqua come una discarica, la terra come una discarica, la vita intera immolata, come un capretto sull’altare del fatturato. “I lombardi – puntualizza Serra – si sono dati i governi che volevano: ti hanno votati, hanno sempre ignorato ogni correzione alla religione del profitto. I conti devono farli ¡oro, e tra loro». Scusa, Michele, ma quando mai abbiamo chiesto aiuti ad altri per aggiustare le nostre finanze? Non siamo noi ad aver bisogno di voi, semmai è il contrario. Quanto ai governi, ovvio, li abbiamo designati, mancava solamente che ce li selezionassi tu.E veniamo al dio Soldo, che fa schifo alla sinistra – per esempio al ministro Boccia – allorchè si tratta di porre mano al portafogli per sganciare denaro, però senza il quale non si ordina neanche una pizza…I progressisti provano avversione per i quattrini che sono chiamati a versare e amano quelli che possono prelevare a noi: ci vuol poco a derubarci, basta una leggina approvata di notte nello stile dei ladri di Pisa. Ultima annotazione dedicata al collega Serra di Repubblica. Senza le monete che i lombardi regalano a Roma sotto forma di tasse inique l’Italia del sole, del mare e dei mandolini cadrebbe in malora a prescindere da Corona. Sia fatta la volontà di dio. Soldo.”

Su Il Manifesto, Guido Viale: “Il compito, la mission, del neonominato «doctor Wolf» Vittorio Colao e del suo team quasi tutto composto da manager e consulenti della grande industria è chiaro: accelerare il ritorno alla «normalità produttiva»: quella che ci conduce, in allegra compagnia con altri Paesi, alla catastrofe climatica e ambientale prossima ventura. In gran parte la sua sarà mera opera di copertura, per- ché più di metà delle fabbriche ha già ripreso o non ha mai smesso di produrre. Ma per chi? E perché?…Prima gli italiani? No, prima la produzione, il mercato, il profitto.Ma chi comprerà le auto del 2020 e del 2021, quando gran parte di quelle prodotte nel 2018 e nel 2019 sono ancora nei piazzali in attesa – a a prezzi scontati – di un compratore? E chi mai riuscirà a risollevare in pochi mesi o pochi anni un mercato crollato dell’83%?…E la moda? Altro pilastro del cosiddetto «made in Italy», opera per lo più del lavoro di altri Paesi. Molti ci penseranno due volte prima di rinnovare il guardaroba: se ne è accorto anche Armani…Reggerà forse il turismo religioso: c’è tanto bisogno di miracoli. Il problema maggio- re riguarda però agricoltura e alimentazione e ha poco a che fare con il coronavirus, ma molto con la crisi idrica, i cambiamenti climatici e la mancanza di manodopera schiava (quella fornita dagli immigrati «clandestini», da sempre sfruttati, ma ora bloccati).”

Su La Repubblica, Massimo Giannini: “La Lombardia “guarda avanti” recita con enfasi mal riposta il piano per la ripartenza annunciato dalla Regione. Forse lo fa per non guardare indietro…Purtroppo mai come in questo caso il coraggio sconfina nell’irresponsabilità…i dati della Protezione Civile certificano che in Lombardia il rapporto tra numero di deceduti ogni mille abitanti è del 1,107. Circa due volte l’Emilia (0,607), tre volte il Piemonte (0,442) e oltre cinque volte la media nazionale (0,197). Dunque non c’è un solo motivo che spieghi perché proprio la Regione più devastata dal Male dovrebbe fare da apripista alla ripartenza…Conte deve evitare in ogni modo un “uso elettorale” del Coronavirus e del caso lombardo. Ma la Lega deve fare altrettanto e francamente non sempre ci è riuscita. Per questo non possiamo fidarci dei volonterosi ma pericolosi “pionieri della Fase 2” Fontana & Gallera. Guardino pure avanti. Ma buttino un occhio all’abisso che hanno alle spalle. Così eviteranno di ricaderci dentro, trascinandosi dietro 10 milioni di cittadini impauriti e indifesi.”



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