Il caro carburanti rischia di trasformarsi in una nuova maxi stangata per famiglie e imprese venete. Secondo l’Ufficio studi della CGIA, a parità di consumi rispetto al 2025, nel 2026 il Veneto potrebbe spendere 106,1 milioni di euro in più ogni mese per benzina e gasolio. Su base annua significa un aggravio da 1,27 miliardi di euro.
Un peso enorme, che si somma al caro bollette e che rischia di comprimere i bilanci domestici e la competitività delle aziende, soprattutto quelle più esposte ai costi di trasporto, logistica e mobilità quotidiana.
Il nodo è che gli interventi adottati finora dal Governo Meloni, ovviamente importanti, non sembrano tuttavia sufficienti a compensare gli aumenti. A livello nazionale sono stati stanziati oltre 2,35 miliardi di euro per contenere i prezzi alla pompa attraverso il taglio delle accise. Al Veneto, secondo le stime della CGIA, sarebbero arrivati benefici per circa 210 milioni di euro: una cifra importante, ma in grado di sterilizzare solo due mesi di rincari su dodici.
Il quadro nazionale resta pesante. Con la benzina self attorno ai 2 euro al litro e il diesel vicino ai 2,10 euro, l’aggravio complessivo stimato per il 2026 in Italia arriva a 13,6 miliardi di euro rispetto all’anno precedente, pari a un incremento del 20,4%. Ogni mese, gli italiani potrebbero spendere circa 1,1 miliardi di euro in più solo per fare rifornimento.
In Veneto il conto corre veloce: 106 milioni al mese, appunto, che diventano 1,27 miliardi in un anno. Una cifra che rende plastica la dimensione del problema, perché il carburante non pesa solo su chi usa l’auto privata, ma entra nei costi di tutta la filiera economica: merci, consegne, servizi, imprese artigiane, commercio e turismo.
La CGIA pone anche il tema delle coperture. Dopo la risoluzione approvata dal Parlamento, il Governo intende chiedere alla Commissione europea l’attivazione della clausola di salvaguardia per escludere alcune spese energetiche dai vincoli del Patto di Stabilità, come previsto per la difesa. In caso di via libera, potrebbero liberarsi oltre 14 miliardi di euro in tre anni, ma non prima dell’autunno e comunque attraverso nuovo debito pubblico.
Da qui la domanda sollevata dall’associazione mestrina: è inevitabile ricorrere ancora al debito o si può intervenire anche sulla spesa pubblica? Nel 2026, al netto degli interessi, le uscite dello Stato toccheranno il record di 1.089,7 miliardi di euro. Una riduzione anche solo dell’1% libererebbe quasi 11 miliardi, da destinare al contenimento dei rincari di benzina, diesel, luce e gas.
La CGIA precisa che nessuno pensa a tagliare lo stato sociale, ma sostiene che esistano ancora margini per colpire sprechi e inefficienze, evitando di scaricare tutto il costo dell’emergenza energetica sulle future generazioni.
Dal conflitto tra Stati Uniti e Iran, l’esecutivo ha già messo in campo oltre 7,3 miliardi di euro: 5 miliardi per contenere l’aumento delle bollette di luce e gas e 2,3 miliardi per ridurre le accise sui carburanti. Di questi, almeno 800 milioni avrebbero riguardato famiglie e imprese venete. Ma basterebbero a coprire poco più di un quarto dei 2,9 miliardi di maggiori costi stimati in regione per carburanti, gas ed energia elettrica.
Per questo il tema resta aperto. Il Governo potrebbe mettere sul tavolo altri 7 miliardi entro l’autunno, prima ancora della Legge di bilancio 2027. Ma la partita, ora, passa anche da Bruxelles.


















