Doris Day ne L’Uomo Che Sapeva Troppo, film realizzato da Alfred Hitchcock nel 1956 cantava Que Sera, Sera, what will be, will be—che in italiano significa quel che sarà sarà.
Non si può fare a meno di ricordare questa canzone, in questi giorni, in cui studiosi, scienziati, architetti, urbanisti denunciano il cambiamento climatico, la quasi irreversibilità del riscaldamento globale, dell’esigenza di ridurre le emissioni, di sostituire i carburanti fossili con l’energia pulita.
Il Que sera, sera non è solo un modo per dar voce ad una sorta di fatalismo – meglio espresso dalle parole del giovane dottor Frankenstein in Frankenstein junior che tormentato dagli incubi notturni dice “Destiny! Destiny! No escaping that for me” ovvero il destino è quel che è, non c’è scampo più per me – ma è anche un modo epistemologicamente corretto per ammettere che del futuro non sappiamo un granché.
Si possono fare previsioni, e alcune previsione inevitabilmente sono più accurate di altre, ma la certezza di quelli che saranno gli eventi futuri non c’è.
Mentre quasi unanimemente la scienza ci dice che vanno ridotte le emissioni per fermare il surriscaldamento del pianeta, Hollywood in alcuni suoi film – come the day after tomorrow del 2004 – ci dice che il riscaldamento globale farà sciogliere i ghiacci, che questo comporterà la fine della corrente del golfo, e, conseguentemente, un raffreddamento di quelle zone che sono temperate proprio grazie alla corrente del golfo. Hollywood ovviamente non fa scienza, o per lo meno non ancora, ma l’esempio serve a illustrare il fatto che le possibili conseguenze dell’attuale riscaldamento globale sono piuttosto varie.
Detto questo il riscaldamento climatico, a prescindere dagli effetti che avrà in futuro, è anche un problema immediato. Il problema quindi è cosa o come fare per contrastare il riscaldamento o contribuire al raffreddamento.
Piantando 800,000 alberi e 2,4 milioni di piante, creando dei corridoi verdi, con un costo di poco più di 16 milioni di dollari (ovvero 6,25 dollari a persona) Medellin, in Colombia, ha abbassato la temperatura di due gradi.
Singapore e Duesseldorf hanno fatto qualcosa di analogo.
E’ forse un’opzione che anche i nostri amministratori locali dovrebbero provare a prendere in considerazione. Rinverdire la città non solo la rinfresca, ma ne purifica l’aria con tutti i benefici che questo comporta. Una Verona più verde può diventare una Verona più fresca e più salubre.
Riccardo Pelizzo
Professore e Dean, Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















