Uno studio apparso di recente sulla rivista scientifica Sustainable Development (che in italiano vuol dire sviluppo sostenibile) dice che per raggiungere la sostenibilità, per proteggere il pianeta e gli eco-sistemi, e per minimizzare le conseguenze del cambiamento climatico si debba ridurre la popolazione mondiale da 8 a 4 miliardi di persone entro il 2200.
Lo studio in questione può essere consultato al seguente link: Achieve Sustainability by Easing Population to 4 Billion by 2200 – Keegan – Sustainable Development – Wiley Online Library
Al di là del merito tecnico, cioè del fatto o meno che l’analisi dei dati sia corretta o meno, ci sono da fare alcune, brevi, considerazioni.
In primo luogo un articolo che dice che la popolazione mondiale va dimezzata per salvare il pianeta è un articolo che viene scritto scientemente per scatenare un polemica, per aumentare il numero di lettori, e, visto che si tratta di accademici, il numero di citazioni. Per cui si tratta di una operazione oggettivamente un po’ furbesca, per non dire di peggio.
In secondo luogo, gli autori di questo studio dovrebbero sapere che l’interesse accademico (e non) per lo sviluppo sostenibile ha come obiettivo di trovare un modo per migliorare la qualità della vita degli esseri umani senza danneggiare troppo il pianeta. La salvaguardia del pianeta serve nella misura in cui ci permette di assicurare una buona qualità della vita agli esseri umani. La qualità della vita degli uomini (e delle donne) è il fine, la salvaguardia ambientale è lo strumento (per raggiungerla). In questo studio si confondono il fine con lo strumento e si finisce col dire una cosa straordinariamente sciocca e potenzialmente pericolosa.
In terzo luogo, gli autori ci dicono che la popolazione non va ridotta in maniera violenta ma, si legge “La si può raggiungere velocemente e in maniera non coercitiva soddisfacendo la domanda insoddisfatta di servizi di salute riproduttiva”. In altre parole, si deve promuovere la contraccezione per ridurre la fertilità e le nascite soprattutto nei paesi poveri.
Si tratta come si capisce di raccomandazioni molto pericolose. Abbattere le nascite porta le società all’invecchiamento e all’insostenibilità, decidendo chi ha accesso alla contraccezione e chi no, permettendo di decidere chi nasce e chi no, si rischia il genocidio, e decidendo di vita e di morte si finisce con il giocare ad essere Dio.
Nel corso della storia, tutte le volte in cui gli esseri umani hanno avuto manie di grandezza e hanno cercato di rimpiazzare Dio, hanno fatto solo disastri. Per cui c’è davvero da sperare che i governi e le organizzazioni internazionali non si mettano a seguire i suggerimenti di questi studiosi.
Riccardo Pelizzo
Professore e Dean, Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















