La guerra nel Golfo Persico rischia di presentare un conto salatissimo a famiglie e imprese venete. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2026 il Veneto dovrà sostenere quasi 3 miliardi di euro di costi aggiuntivi per energia elettrica, gas e carburanti, qualora gli attuali prezzi dovessero rimanere invariati fino alla fine dell’anno.
Si tratta di una delle regioni più penalizzate d’Italia: peggio fanno soltanto Lombardia ed Emilia-Romagna, a conferma di come le aree più industrializzate e produttive del Paese siano anche quelle maggiormente esposte agli shock energetici.
A pesare maggiormente saranno i carburanti. Secondo la Cgia, i rincari di benzina e diesel comporteranno una spesa aggiuntiva di quasi 1,3 miliardi di euro, con un incremento del 20,6% rispetto al 2025. Un aumento che rischia di colpire in particolare chi utilizza quotidianamente l’auto per lavoro e le imprese del trasporto merci e passeggeri.
Non va meglio sul fronte dell’energia elettrica. Il prezzo dell’elettricità è aumentato di oltre il 51% rispetto a fine febbraio, passando da 106,7 a 161,2 euro per megawattora. Per il Veneto questo si traduce in oltre un miliardo di euro di maggiori costi sulle bollette (+12,8%).
Anche il gas registra una crescita molto pesante. Negli ultimi cinque mesi il prezzo è balzato del 71,6%, passando da 32,4 a 57 euro al megawattora. L’effetto finale sarà un aggravio di 611 milioni di euro per famiglie e imprese venete, pari a un incremento del 14,7% rispetto allo scorso anno.
Nel complesso, la stangata energetica stimata dalla Cgia raggiunge i 2,9 miliardi di euro, con un aumento medio del 15,8% rispetto al 2025.
A livello nazionale il Governo guidato da Giorgia Meloni è già intervenuto con uno stanziamento di 7 miliardi di euro, di cui 5 destinati a contenere il costo di luce e gas e 2 per ridurre le accise sui carburanti. Secondo la Cgia, al Veneto sarebbero arrivati circa 600 milioni di euro, una cifra che coprirebbe appena un quinto dell’extra costo previsto.
Per questo motivo l’esecutivo starebbe valutando un nuovo intervento da altri 7 miliardi di euro già entro l’autunno, subordinato però al via libera dell’Unione Europea, che dovrebbe consentire una temporanea deroga ai vincoli sul rapporto deficit/Pil.
Proprio Bruxelles è nel mirino della Cgia. L’associazione ricorda come, durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa autorizzò misure straordinarie quali la riduzione dell’IVA sulle bollette, il tetto al prezzo del gas e il contributo sugli extraprofitti delle grandi aziende energetiche. Oggi, invece, secondo la Cgia, manca una risposta altrettanto incisiva.
Tra le misure considerate ancora prioritarie resta anche il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, ritenuto uno strumento fondamentale per rendere il mercato energetico europeo meno vulnerabile alle crisi geopolitiche e alle impennate delle materie prime.


















