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Terremoto nella Lega: Borchia accusa la Regione di dimenticare Verona

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Paolo Borchia


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La tensione all’interno della Lega veronese emerge ormai apertamente. A pochi mesi dalle prossime elezioni amministrative, il segretario provinciale Paolo Borchia lancia un duro affondo nei confronti dei vertici regionali del partito, accusandoli di avere nuovamente penalizzato Verona nelle ultime nomine approvate dal Consiglio regionale.

Per Borchia, il problema non riguarda incarichi o poltrone, ma il peso politico riconosciuto al territorio scaligero. Una situazione che, secondo il segretario provinciale e capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, rischia di indebolire il partito proprio nel momento in cui dovrà presentarsi agli elettori.

“Dopo la mancata assegnazione di un assessore regionale alla Lega veronese, le recenti nomine votate in Consiglio hanno presentato nuovamente uno squilibrio ingiustificabile su Verona, a beneficio degli alleati di centrodestra. La Lega veronese non è affatto contenta e non è una questione di posti o poltrone: il problema è arrivare a pochi mesi dalle elezioni amministrative senza posizioni operative con cui dimostrare di meritare la fiducia dei veronesi”, afferma Borchia.

Il segretario provinciale rivendica i risultati ottenuti dalla federazione scaligera negli ultimi anni, ricordando come Verona sia stata il primo territorio veneto per consenso alla Lega alle elezioni regionali, la provincia con il maggior numero di soci sostenitori tesserati e la seconda in Italia per i risultati conseguiti nel referendum sulla giustizia.

Secondo Borchia, anche sul piano amministrativo il partito avrebbe consolidato posizioni di rilievo, conquistando le presidenze della Provincia di Verona, di Acque Veronesi, di Veronafiere e dell’UPI Veneto, nonostante il Comune di Verona sia guidato dal centrosinistra.

“Noi portiamo risultati ma i riconoscimenti a livello regionale, ancora una volta, vengono assegnati ad altri. Il limite è oltrepassato, serve un confronto schietto”, prosegue l’eurodeputato.

Il passaggio più politico del suo intervento riguarda però le dinamiche interne al partito. Borchia respinge le ricostruzioni che attribuiscono le mancate nomine alle divisioni della Lega veronese e punta il dito contro il metodo seguito dai vertici regionali.

“Qualcuno usa l’alibi delle divisioni interne, ma nelle altre province e negli altri partiti non ho sentito voci così unanimi. Sono iscritto alla Lega da ventisei anni, ho sempre difeso a spada tratta le scelte del partito, anche quelle più impopolari. Ma sono uno per cui la parola data ha ancora un valore. Lo dico senza giri di parole: non ho condiviso né metodo né strategia, urgono spiegazioni. E siano convincenti”.

Parole che rappresentano una presa di posizione netta e che aprono di fatto un confronto interno alla Lega veneta. Sullo sfondo resta il tema del rapporto tra la rappresentanza veronese e i vertici regionali del partito, una questione che potrebbe avere riflessi anche sulla preparazione delle prossime elezioni comunali.

Ora l’attenzione è rivolta alla risposta che arriverà dalla dirigenza regionale della Lega e, in particolare, dal Presidente della Regione Alberto Stefani e dagli altri esponenti del partito chiamati in causa dalle dichiarazioni di Borchia.



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