In un articolo apparso a pagina 82 della rivista Indonesiana Tempo in data 19 Luglio 2026 l’autore discetta di “Hantu Fascisme”, ovvero, per chi non parla il Bahasa Indonesiano, dello Spettro del Fascismo.
L’autore discetta del fatto che:
- Adolf Hitler distrusse la Repubblica di Weimar,
- quello che accadde allora in Germania sembra ripetersi oggi in Indonesia,
- il Fascismo distrugge la democrazia dal di dentro rimpiazzando il dibattito pubblico razionale con propaganda emotiva, paura, iper-nazionalismo,
- il Fascismo sopprime il pensiero critico, e
- l’attuale fase di ‘post-verità’ possa facilitare l’avvento o il ritorno del Fascismo.
Sul fatto che le democrazie siano in crisi, che i regimi non democratici stiano tornando di moda, siamo tutti d’accordo e molti studiosi ne hanno scritto abbondantemente nell’ultimo decennio parlando di democratic backsliding o di ondata di ritorno (alla non-democrazia). Sul fatto che questi nuovi regimi non democratici possano o debbano essere catalogati come Fascisti non si può essere del tutto d’accordo.
Quel che però lo scrittore indonesiano non coglie è che la crisi della democrazia non è solo la crisi di un tipo di regime politico ma è anche il risultato della scomparsa di quello che si potrebbe chiamare l’ethos democratico della popolazione e dei cosiddetti intellettuali.
Se noi, per esempio, guardiamo ai grandi politologi nati intorno agli anni Venti del secolo scorso, scopriamo che tutti più o meno hanno scritto di democrazia, che tutti erano fondamentalmente e profondamente democratici, che tutti si sono occupati più o meno estesamente di partiti senza di cui la democrazia non può funzionare. Basta vedere il profilo intellettuale e le pubblicazioni di Sartori, Lipset, Huntington per rendersene conto.
Oggi, invece, anche molti politologi in nome dell’efficacia dell’azione di governo, dell’efficienza, della meritocrazia, si sono messi a dire che tutto sommato ci sono regimi non democratici, ma meritocratici, che funzionano benissimo ovvero meglio di tante democrazie.
Quando chi dovrebbe normativamente e preventivamente difendere la democrazia non lo fa, si capisce che la democrazia come idea o ideale è in crisi, e, quindi non sorprende se poi le democrazie rimangano tali solo superficialmente o, peggio, vengano rimpiazzate da regimi variamente autoritari.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















