“L’Italia promuove o ripudia la guerra? Spieghi all’UE che l’arte, lo sport sono veicoli per la diplomazia e non strumenti di conflitto.”
È questo il messaggio lanciato dal consigliere regionale veneto di Futuro Nazionale, Stefano Valdegamberi, che interviene sul conflitto tra Russia e Ucraina criticando la linea adottata dall’Unione Europea e dal Governo italiano.
Secondo Valdegamberi, mentre Roma continua ad assumere nuovi impegni sul fronte delle spese militari e del sostegno all’Ucraina, da Leopoli arriverebbero segnali di un crescente malcontento della popolazione nei confronti della guerra. Il consigliere richiama in particolare le immagini diffuse nei giorni scorsi relative all’assalto a un’auto dei reclutatori militari, interpretandole come il sintomo di una parte della società ucraina che non vuole più proseguire il conflitto.
Nel mirino del consigliere regionale anche le scelte dell’Unione Europea, accusata di ostacolare i rapporti sportivi, culturali e artistici con la Russia. Per Valdegamberi, trasformare cultura e sport in strumenti di contrapposizione rappresenterebbe un errore politico che allontana ogni prospettiva di dialogo.
Il consigliere sostiene inoltre che l’Occidente abbia seguito una strategia che avrebbe contribuito ad alimentare il conflitto e richiama le recenti aperture diplomatiche tra Stati Uniti e Russia, ritenendo che l’Europa non abbia colto l’occasione per favorire un percorso negoziale. A suo giudizio, il progressivo isolamento di Mosca rischia inoltre di rafforzare ulteriormente il rapporto tra Russia e Cina, con conseguenze strategiche di lungo periodo.
Valdegamberi critica anche la prosecuzione degli investimenti militari da parte dei governi europei, compreso quello italiano, sostenendo che tali risorse potrebbero essere destinate a sanità, scuola, lavoro e sviluppo.
Nel suo intervento invita infine a non semplificare il conflitto in una contrapposizione tra aggressore e aggredito, evidenziando come, a suo dire, esistano anche cittadini ucraini delle regioni orientali con una diversa percezione della guerra.
“Le proteste di questi giorni indicano che una parte della popolazione ucraina vuole la fine della guerra. Qualunque proposta di pace merita di essere discussa seriamente e una bozza di accordo può rappresentare un punto di partenza, non qualcosa da respingere per principio”, afferma il consigliere.
La conclusione dell’intervento è un appello alla diplomazia: “La pace non si costruisce alimentando la guerra. Si costruisce tornando alla politica, alla diplomazia e al coraggio del compromesso.”


















