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Focus: “In ricordo di Enzo Ferrari” (Prof. Riccardo Pelizzo)

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Riccardo Pelizzo


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In una delle sue autobiografie Salvador Dalì racconta che nei primi anni sessanta rimase scioccato dall’apprendere che un artista italiano, tale Piero Manzoni, aveva presentato in una galleria la sua merda d’artista. E Dalì si rammaricava, e molto, che fosse stato Manzoni e non lui ad inventare la merda d’artista che, racconta sempre Dalì, fu esposta per la prima volta in una galleria d’arte veronese.

Nei primi anni Cinquanta a Verona c’era un giovane gallerista innamorato delle nuove avanguardie. Un giovane gallerista che appena poteva scappava a Milano, non solo e non tanto per vedere le opere esposte nella Pinacoteca di Brera quanto per incontrare gli Spazialisti, Crippa e Dova, e per incontrare Manzoni a cui, anni dopo, fece presentare in una mostra quelle che divennero le celeberrime, e controverse, merde d’artista.

Quel giovane gallerista, pur non avendo avuto una educazione accademica formale, fu per molti anni uno dei galleristi più all’avanguardia di tutta Italia. Per Enzo Ferrari, questo il nome di questo straordinario gallerista, l’innovazione era tutto.

Ad una fiera dell’arte di Bologna, tra la fine degli anni ottanta e i primissimi anni novanta, chiesero a Enzo Ferrari cosa pensasse di un nuovo artista non più giovanissimo. Ferrari andò a mirare le opere dell’artista e commentò laconicamente che non erano male, ma che non erano niente di nuovo. Ed era vero. Era un tentativo più o meno (mal) riuscito di mescolare la stile o l’approccio di varie fasi dell’opera di Picasso.

Incontrai Ferrari varie volte. Nei primi anni Novanta, in un’Italia ubriacata dai mondiali di calcio, spaurita dagli echi della guerra del Golfo e in procinto di essere travolta da Tangentopoli, Enzo Ferrari era ancora il punto di riferimento di tanti artisti straordinari sia italiani (Gastone Biggi, Eros Bonamini, Eugenio Muccini) che internazionali (Joe Tilson).

Ferrari è stato un innovatore e, a suo modo, un educatore nel senso che ha educato o ha cercato di educare all’amore dell’innovazione generazioni di collezionisti. Ha cercato di educare il suo pubblico ad apprezzare non solo l’esecuzione ma anche l’apparato concettuale di un opera. Enzo Ferrari è stato un gran veronese e credo che la città, che in anni recenti ha cominciato a rivalutare altri veronesi importanti a lungo trascurati, dovrebbe, tra gli altri celebrare il suo Enzo Ferrari.

Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University



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