Per i pazienti che convivono con una forma di ipertensione arteriosa resistente ai farmaci, arriva una nuova possibilità terapeutica. Alla Cardiologia dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar da oltre un anno viene eseguita con successo l’ablazione delle arterie renali, una procedura mini-invasiva che consente di ridurre sensibilmente i valori della pressione arteriosa e, in molti casi, anche il numero di farmaci necessari per controllarla.
La tecnica è destinata ai pazienti affetti da ipertensione refrattaria, una condizione che interessa circa il 10-15% delle persone ipertese e che non risponde adeguatamente alle tradizionali terapie farmacologiche.
Una soluzione per chi assume molti farmaci senza risultati
Chi soffre di questa forma di ipertensione è spesso costretto ad assumere contemporaneamente numerosi medicinali antipertensivi senza riuscire comunque a mantenere la pressione entro valori accettabili.
Quando la terapia arriva a comprendere più di quattro farmaci e la pressione continua a rimanere elevata, può essere presa in considerazione l’ablazione delle arterie renali.
La procedura sfrutta le onde elettromagnetiche della radiofrequenza per interrompere l’attività delle fibre nervose che circondano le arterie renali e che contribuiscono all’aumento della pressione arteriosa.
La metodica deriva dalla stessa tecnologia utilizzata da anni in cardiologia interventistica per il trattamento della fibrillazione atriale.
Dieci interventi eseguiti a Negrar
In poco più di un anno l’équipe diretta dal dottor Giulio Molon ha già effettuato una decina di interventi.
“Con l’ablazione non si guarisce dall’ipertensione” precisa il dottor Molon, “questa opzione terapeutica permette il controllo della pressione con una riduzione del 30-40% della terapia in pazienti costretti precedentemente ad assumere senza efficacia innumerevoli farmaci, anche dieci, come un caso che abbiamo trattato. È una procedura efficace e sicura, perché raramente si sono registrati eventi avversi”.
Come funziona l’intervento
L’ablazione viene eseguita in sala operatoria, in sedazione, con una degenza complessiva di due notti.
Attraverso l’arteria femorale viene introdotto un sottile elettrocatetere che raggiunge le arterie renali. Una volta posizionato, il dispositivo rilascia energia a radiofrequenza che interrompe selettivamente le connessioni nervose responsabili dell’attivazione del sistema nervoso simpatico.
Il dottor Paolo Tosi, cardiologo del Sacro Cuore Don Calabria, spiega:
“Con l’ablazione andiamo ad agire sul sistema nervoso simpatico che influisce sull’aumento della pressione e di cui sono molto innervate le pareti delle arterie renali”.
L’intervento interessa entrambe le arterie renali nella stessa seduta e richiede tempi relativamente lunghi per garantire il trattamento completo dei vasi interessati.
Una malattia diffusissima e spesso sottovalutata
L’ipertensione arteriosa rappresenta la patologia cronica più diffusa nella popolazione adulta. Secondo le stime, interessa circa il 60% delle persone oltre i 60 anni.
Nel 95% dei casi si tratta di ipertensione essenziale, cioè senza una causa specifica identificabile. Solo una piccola quota è invece legata a patologie sottostanti come malattie renali, disturbi endocrini o stenosi delle arterie renali.
Il problema principale è che spesso la pressione alta non provoca sintomi evidenti.
“L’ipertensione se non trattata è un killer silente perché progressivamente deteriora la salute degli organi” avverte il dottor Molon. “È uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus”.
Stili di vita fondamentali
Accanto alle terapie mediche, i cardiologi ricordano l’importanza della prevenzione.
Una dieta povera di sale e grassi animali, il controllo del peso corporeo, l’attività fisica regolare e l’eliminazione del fumo rappresentano strumenti fondamentali per mantenere sotto controllo la pressione arteriosa.


















