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Femminicidio, Trevisi (PD) attacca Vannacci: “Negare il fenomeno significa offendere le vittime”

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Gianpaolo Trevisi


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Nuovo scontro politico sul tema della violenza di genere. A intervenire è il consigliere regionale veneto Gianpaolo Trevisi, che critica duramente le recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci, secondo il quale il femminicidio non esisterebbe come categoria distinta, trattandosi semplicemente di omicidi.

Per Trevisi, una posizione che non solo minimizza un fenomeno sociale riconosciuto, ma rischia anche di ferire le vittime e le loro famiglie.

“Sentire ancora oggi dire, dal generale in pensione Vannacci, leader di un movimento, nel cui nome c’è la parola futuro, che il femminicidio non esiste e che sarebbe soltanto un omicidio come tutti gli altri, preoccupa e spaventa. Parlare così significa non aver capito nulla o far finta di farlo di ciò che accade ogni giorno nelle nostre case, nelle nostre relazioni e nella nostra società”, afferma il consigliere regionale.

“Non è propaganda, ma un fenomeno preciso”

Da anni impegnato sul fronte della prevenzione della violenza di genere, Trevisi ricorda il lavoro svolto nelle scuole e gli incontri con vittime e familiari.

“Per anni ho raccolto testimonianze, ho visto fascicoli, ho incontrato vittime e familiari distrutti. Il femminicidio non è una parola inventata per fare propaganda, ma la definizione di un fenomeno preciso: donne uccise perché donne, perché convinte di essere libere, di voler interrompere una relazione, di volersi sottrarre a un controllo, a un possesso, a una violenza.”

Secondo il consigliere regionale, il punto non è stabilire una gerarchia tra i reati, ma riconoscere le caratteristiche specifiche di determinate forme di violenza.

“Certo, ogni omicidio è un crimine gravissimo e nessuno sostiene il contrario, ma negare la specificità del femminicidio significa chiudere gli occhi davanti a una realtà evidente: esiste una violenza che nasce dalla cultura del dominio e della sopraffazione nei confronti delle donne. E questa realtà va nominata, studiata e contrastata.”

“Le parole hanno un peso”

Nel suo intervento, Trevisi richiama anche il ruolo delle istituzioni e della politica nel contrasto alla violenza contro le donne.

“Le donne non hanno bisogno di paternalismo, ma di rispetto, tutela e libertà. Le istituzioni, tutte le istituzioni, di qualunque colore siano, hanno il dovere di chiamare le cose con il loro nome. Per questo continuerò a battermi contro ogni forma di violenza di genere e contro ogni tentativo di negarla o banalizzarla.”

Il consigliere conclude ribadendo che il termine femminicidio non rappresenta una scelta ideologica, ma una definizione che descrive una precisa realtà sociale.

“Le parole hanno un peso. Quando si parla di donne uccise da uomini che non accettano un rifiuto, una separazione o l’autonomia della loro compagna, parlare di femminicidio non è ideologia: è semplicemente la verità.”

La presa di posizione di Trevisi riaccende così il dibattito politico e culturale attorno a un tema che continua a dividere l’opinione pubblica, ma che resta al centro dell’attenzione delle istituzioni e delle associazioni impegnate nel contrasto alla violenza sulle donne.



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