Quando a chiedere conto all’amministrazione comunale è l’opposizione, la notizia è ordinaria amministrazione. Quando invece a bussare alla porta del sindaco sono associazioni, sindacati, cooperative sociali e soprattutto esponenti dello stesso Partito Democratico che sostiene la maggioranza di Damiano Tommasi, il significato politico cambia radicalmente.
È quanto sta accadendo sul tema della casa e degli sfratti. Un ampio fronte composto da organizzazioni del terzo settore, sindacati degli inquilini, associazioni, realtà sociali e rappresentanti del PD Verona ha infatti rivolto un appello pubblico al sindaco e alla sua amministrazione chiedendo un intervento urgente per affrontare quella che viene definita una vera e propria emergenza abitativa.
Al centro della richiesta c’è l’Agenzia Sociale per l’Abitare, uno strumento più volte evocato nel dibattito cittadino ma che, secondo i firmatari, non sarebbe ancora diventato pienamente operativo nonostante le risorse già previste.
Un richiamo che assume inevitabilmente una valenza politica. Tra i firmatari figurano infatti Alessandra Salardi del Tavolo Casa del Partito Democratico Verona e Gianfranco Falduto di Diritto alla Casa PD Verona, che di fatto sollecitano pubblicamente il sindaco e una maggioranza di cui il loro stesso partito è pilastro fondamentale.
Nel documento si evidenzia come l’emergenza abitativa stia assumendo contorni sempre più preoccupanti anche a Verona, tra aumento dei canoni di locazione, scarsità di alloggi accessibili, crescita delle fragilità sociali e presenza di numerosi immobili sfitti.
Particolarmente allarmante, secondo i promotori dell’appello, è il tema degli sfratti.
“Ogni sfratto non è soltanto una procedura amministrativa o giudiziaria, ma riguarda persone, famiglie, proprietari, relazioni sociali e tenuta complessiva della comunità”, si legge nel documento.
Le associazioni chiedono quindi che l’Agenzia Sociale per l’Abitare diventi il centro operativo della politica abitativa cittadina, coinvolgendo proprietari, sindacati degli inquilini, fondazioni, terzo settore, AGEC, ATER e servizi sociali.
Tra le proposte avanzate figurano la creazione di un fondo di garanzia pubblico-privato per sostenere sia proprietari che inquilini, strumenti di mediazione preventiva per evitare gli sfratti, percorsi di accompagnamento verso nuove soluzioni abitative e un piano per riportare sul mercato gli alloggi oggi inutilizzati.
Sul piano politico, tuttavia, il documento apre inevitabilmente una questione più ampia.
L’Agenzia Sociale per l’Abitare rappresenta infatti uno dei temi discussi fin dall’inizio del mandato dell’amministrazione Tommasi. Per questo motivo la richiesta avanzata da una parte significativa del mondo vicino al centrosinistra rischia di trasformarsi in una sorta di sollecito interno alla stessa maggioranza.
Il messaggio è chiaro: le intenzioni non bastano più e ora servono tempi certi, strutture operative e risultati concreti.
In una città dove il costo degli affitti continua a crescere e dove trovare una casa è diventato sempre più difficile per famiglie, lavoratori, giovani e studenti, il tema dell’abitare si sta progressivamente trasformando da questione sociale a terreno di confronto politico.
E la domanda che emerge dal documento è destinata a far discutere Palazzo Barbieri: se l’emergenza sfratti è davvero una priorità, perché l’Agenzia Sociale per l’Abitare non è ancora entrata pienamente in funzione?
Una domanda che questa volta non arriva dai banchi dell’opposizione, ma da una parte del mondo che sostiene la stessa amministrazione comunale, ad un anno dal voto.


















