No all’estensione delle zone rosse in città. È netta la posizione di Potere al Popolo Verona, che boccia senza appello lo strumento scelto per affrontare le criticità legate a sicurezza urbana, marginalità e degrado.
Secondo il movimento, i provvedimenti restrittivi non affrontano le cause del disagio sociale, ma si limitano a spostare il problema da un quartiere all’altro, colpendo in particolare le persone più fragili.
“Misure di questo tipo non risolvono i problemi sociali ma li spostano, spesso aggravandoli. Povertà, dipendenze e marginalità non spariscono con un divieto: vengono semplicemente allontanate dagli spazi centrali verso zone ancora più isolate e prive di servizi”, si legge nella nota diffusa oggi.
Nel mirino anche l’effetto concreto che, secondo Potere al Popolo, queste misure produrrebbero sulle persone in difficoltà: l’allontanamento dai luoghi centrali comporterebbe infatti anche una maggiore distanza dai servizi sociali, dagli operatori e dalle reti di sostegno.
Il movimento punta poi il dito contro il rischio di controlli discriminatori. “I controlli finiscono per colpire soprattutto persone già discriminate, alimentando pratiche che trasformano l’aspetto o la provenienza in un motivo di sospetto”, sottolinea il comunicato.
C’è poi una critica politica più ampia all’idea stessa di città che starebbe dietro questi provvedimenti. Per Potere al Popolo, dietro la retorica del decoro urbano si nasconderebbe un modello che privilegia interessi economici e rendite, decidendo chi può occupare gli spazi pubblici e chi invece deve esserne escluso.
Da qui la richiesta alle istituzioni di cambiare approccio, investendo su strumenti strutturali piuttosto che repressivi: più politiche abitative, servizi di prossimità, percorsi di supporto contro le dipendenze e trasporto pubblico.
La conclusione è un messaggio politico chiaro: “La sicurezza si costruisce garantendo diritti, servizi e una vita dignitosa per tutte e tutti. Una città che allontana le persone non diventa più sicura: diventa soltanto più ingiusta”.


















