Ci sono stand che visiti e stand che vivi. Quello di Ugolini Vini, al Vinitaly 2026, per noi del Mattino di Verona, è stato senza dubbio il secondo caso: un’esperienza completa, fatta di vino, relazioni e territorio, capace di raccontare la Valpolicella in modo autentico e coinvolgente.
Fin dal primo ingresso, si è percepito che qui nulla è stato lasciato al caso. L’atmosfera è stata elegante ma accogliente, con un continuo via vai di operatori HO.RE.CA., buyer internazionali e appassionati. Ma soprattutto, si respira una cosa rara: tempo dedicato al racconto, alla spiegazione, alla condivisione.
Un viaggio nella Valpolicella, calice dopo calice
Il percorso di degustazione è stato uno dei punti più forti. Non una semplice sequenza di vini, ma un vero viaggio dentro le diverse anime della denominazione.
Dal “Pozzetto” Valpolicella Classico DOC 2023, fresco e immediato, fino alla profondità dell’“Amarone della Valpolicella Classica DOCG” nelle annate 2016, 2015 e 2013, ogni assaggio ha raccontato un pezzo di storia. In mezzo, etichette come il “San Michele” e il “Monte Solane Ripasso” hanno costruito un percorso coerente, preciso, mai banale.
E poi il Recioto, che chiude il cerchio con una nota dolce e avvolgente. Un equilibrio raro, che dimostra quanto la mano di Ugolini sia riconoscibile: precisione, eleganza, rispetto della materia prima.
Quando il vino incontra la cucina
Ma la vera sorpresa – per chi pensa ancora al Vinitaly come a una semplice fiera – è stata l’esperienza gastronomica. Perché da Ugolini Vini il vino non è mai solo.
I piatti, protagonisti assoluti, hanno portato in fiera un pezzo di Verona: perfetti per esaltare ogni sfumatura nel bicchiere. Abbinamenti studiati, mai casuali, che hanno trasforma la degustazione in qualcosa di più: un’esperienza sensoriale completa.
È qui che si capisce davvero il senso di questo stand: non solo presentare vini, ma farli vivere.














