Home Ambiente Mal’Aria 2025: Verona quarta in Italia per PM10, la peggiore in Veneto

Mal’Aria 2025: Verona quarta in Italia per PM10, la peggiore in Veneto

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Non è una medaglia da esibire. Anzi. È una classifica che pesa come un macigno sulla salute dei cittadini.
Secondo l’ultimo rapporto “Mal’Aria” di Legambiente, pubblicato la scorsa settimana, Verona si conferma tra le città più inquinate d’Italia e la più inquinata del Veneto.

Un risultato che arriva nonostante un miglioramento generale delle concentrazioni medie degli inquinanti e una riduzione delle giornate di sforamento rispetto agli anni precedenti. Il trend è positivo, sì. Ma la posizione in classifica resta allarmante.

I numeri che preoccupano

Verona compare in tutte le classifiche delle peggiori città italiane per i principali inquinanti atmosferici:

  • 44 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10 (9ª in Italia – prima Palermo)

  • 29 µg/mc di media annuale di PM10 (4ª in Italia – prima Cremona)

  • 17 µg/mc di media annuale di PM2,5 (13ª in Italia – prima Monza)

  • 22 µg/mc di media annuale di NO₂ (32ª in Italia – prima Napoli)

Dati che collocano la città scaligera stabilmente nella parte alta delle graduatorie nazionali. E che raccontano una realtà difficile da ignorare.

Fuorilegge e in debito con la salute

Il punto non è soltanto il superamento dei limiti attuali – che anche nel 2025 si è verificato – ma la prospettiva futura. I nuovi parametri europei, destinati a diventare più stringenti nei prossimi anni, renderanno ancora più evidente il divario tra la situazione reale e gli standard di tutela sanitaria.

Secondo gli ambientalisti, le polemiche contro sensi unici, riduzione delle carreggiate e nuove piste ciclabili vanno superate “senza se e senza ma”. La sfida, sostengono, è strutturale.

La città ha bisogno di una nuova mobilità, fondata su scelte coraggiose: meno auto private, più trasporto pubblico locale, integrazione tariffaria, corse affidabili e alternative reali per i cittadini.

No allo spostamento del problema

Nel mirino finiscono anche i progetti di nuove infrastrutture stradali, come la Strada di Gronda. L’idea di ridurre il traffico in centro per spostarlo altrove, secondo le associazioni ambientaliste, non è una soluzione sostenibile.

Il nodo resta uno: trasformare il trasporto pubblico in un’opzione davvero competitiva rispetto all’auto privata. Senza questo salto di qualità, ogni intervento rischia di restare parziale.


Verona resta tra le peggiori. E in questa classifica, purtroppo, non ci sono applausi.



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