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Credito in Veneto, 1,8 miliardi in meno: imprese in affanno

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Il Veneto perde terreno sul fronte del credito bancario. Tra novembre 2024 e novembre 2025 gli impieghi vivi alle imprese sono scesi di 1,8 miliardi di euro (-2,9%). Un dato che fa rumore: nessun’altra regione italiana ha registrato una contrazione così pesante in valore assoluto.

Mentre in regioni come Lazio, Lombardia e Piemonte si intravede una ripresa, il Nordest frena. E a pagare il conto più salato sono le micro e piccole imprese, quelle con meno di 20 addetti: -579 milioni di euro (-5,7%). In Veneto rappresentano il 98% del tessuto produttivo e occupano circa il 60% dei lavoratori (esclusa Pa, agricoltura e finanza).

Un colpo diretto ad artigiani, commercianti, partite IVA e piccoli imprenditori. Il cuore economico della regione.


Le province più colpite: Treviso, Rovigo e Padova

A livello provinciale il segno meno domina quasi ovunque. In Veneto solo Verona registra un sostanziale pareggio.

Le situazioni più critiche:

  • Treviso: -780,2 milioni (-5,8%)

  • Padova: -564,9 milioni (-5%)

  • Rovigo: -94,2 milioni (-5,6%)

Anche Verona, pur senza crolli clamorosi sul totale, perde 152,5 milioni (-6,2%) se si guarda alle imprese sotto i 20 addetti.

Il fenomeno non è solo locale: in Italia 61 province su 107 hanno visto diminuire i prestiti alle imprese.


Veneto maglia nera in Italia

Se si guarda al quadro nazionale, il Veneto è la regione che ha perso di più in valore assoluto.

Al contrario, crescono:

  • Lazio: +4,1 miliardi (+6,6%)

  • Calabria: +278,6 milioni (+5,4%)

  • Valle d’Aosta: +158,6 milioni (+10%)

Uno scenario a due velocità che evidenzia squilibri territoriali evidenti.


Perché il credit crunch colpisce soprattutto i piccoli

Il calo non è episodico. È il risultato di fattori strutturali:

1. Valutazione del rischio

Le microimprese hanno ricavi più volatili e meno capitale. In tempi incerti le banche irrigidiscono i criteri.

2. Regole più stringenti

Con Basilea III gli istituti devono accantonare più capitale sui prestiti considerati rischiosi. I finanziamenti alle piccole imprese diventano meno “convenienti”.

3. Costi fissi elevati

L’istruttoria di un piccolo prestito costa quasi quanto quella di uno grande. Margini più bassi, meno interesse per la banca.

4. Meno banche territoriali

Dopo la scomparsa di realtà come Antonveneta, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, il sistema si è concentrato. Meno relazione, più algoritmi. E lo scoring automatico penalizza chi è meno strutturato.

5. Domanda in calo

Dopo i sostegni pandemici molte imprese hanno ridotto investimenti e richieste di finanziamento, anche per effetto dei tassi elevati.


Un problema strutturale per l’economia veneta

Il nodo è chiaro: se il 98% delle imprese è micro o piccola e queste vedono chiudersi i rubinetti, il rischio è un rallentamento diffuso degli investimenti e della crescita.

Il credito resta uno degli strumenti chiave per sostenere innovazione, transizione digitale e sostenibilità. Senza accesso alla finanza, il tessuto produttivo più diffuso rischia di restare indietro.

E per una regione che ha costruito il proprio successo sulla forza delle PMI, non è un dettaglio.



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