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Oltre lo sgombero: una moratoria per chi non ha un tetto. L’appello della Ronda della Carità

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Lo sgombero di Quinzano riaccende a Verona una questione che va ben oltre la cronaca. Dietro le nove persone denunciate non ci sono solo situazioni di irregolarità, ma storie di marginalità e, come riportato anche dagli organi di stampa, lavoratori che non riescono a trovare un tetto sotto cui ripararsi.

Con l’inverno nel suo momento più rigido, sgomberare senza offrire alternative reali non risolve il problema, ma lo sposta di pochi metri, esponendo le persone a rischi sempre più gravi. A ricordarlo è la Federazione Italiana Persone Senza Dimora, che nel solo 2025 ha registrato 421 decessi tra le persone senza dimora. Un dato definito in difetto rispetto alla realtà e in costante aumento, anche nelle città del Nord.

A intervenire con forza è la Ronda della Carità, che chiede alle istituzioni un cambio di approccio, fondato su responsabilità e umanità. Le richieste sono chiare.

In primo luogo, una moratoria sugli sgomberi durante i mesi più freddi dell’anno, salvo che siano accompagnati da una reale proposta di accoglienza alternativa. Poi lo stop al sequestro di coperte e sacchi a pelo, perché togliere questi strumenti a chi dorme in strada significa privarlo di beni salvavita. Infine, alternative concrete, considerando che i dormitori cittadini risultano saturi e che per molti invisibili il rifiuto è ormai la norma.

“Non si tratta di schierarsi contro la legalità, ma di scegliere la carità e l’umanità come bussole della nostra comunità. Punire la povertà non la cancella; aiutarla è l’unico modo per curarla.”

Un messaggio che nasce dall’esperienza quotidiana sul territorio. La Ronda della Carità racconta di decine di segnalazioni che arrivano ogni giorno dai cittadini, voci sinceramente preoccupate per la salute e l’incolumità delle persone che dormono all’aperto.

“Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra un edificio abbandonato e il ghiaccio del marciapiede.”

L’appello della Ronda è rivolto alle istituzioni, ma interpella l’intera comunità veronese: l’emergenza abitativa non può essere affrontata solo con i sigilli, ma richiede soluzioni, ascolto e un gesto concreto di compassione.



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