L’Amministrazione presenta ufficialmente il progetto “Verona Atlante di Genere”, uno strumento pensato per mappare bisogni, servizi, criticità e opportunità della città attraverso una prospettiva femminile. Un progetto ambizioso, illustrato in Sala Arazzi dalla vicesindaca Barbara Bissoli e dalla consigliera Beatrice Verzè, affiancate dalle esperte di Sex and The City APS e da rappresentanti delle Pari Opportunità di Milano, Parma e Bologna.
Un’iniziativa che segue l’esempio di altre grandi città, ma che a Verona – al di là delle intenzioni – apre già un fronte di interrogativi.
Un’idea forte, ma serve concretezza
L’“Atlante di Genere” nasce con un obiettivo chiaro: fotografare la città dal punto di vista delle donne, analizzando mobilità, sicurezza, lavoro di cura, accesso ai servizi, rappresentazione simbolica e condizioni abitative.
Una mappa digitale, quindi, che dovrebbe diventare guida per pianificare politiche pubbliche più eque e inclusive.
Nelle parole della vicesindaca Bissoli, “indossare gli occhiali di genere è ormai un’azione necessaria”; per la consigliera Verzè, “una Verona femminista è possibile e noi non vediamo l’ora di realizzarla assieme”.
Concetti che colgono un tema reale e sentito, ma che – secondo molti degli stessi presenti – necessitano di una traduzione più concreta, soprattutto in una città che da anni attende interventi strutturali su mobilità, sicurezza e servizi.
Dove emergono le perplessità
Il progetto, pur riconosciuto come culturalmente importante, solleva alcuni dubbi:
- Metodo e strumenti. L’Atlante si basa inizialmente su un questionario online: uno strumento utile, ma che rischia di intercettare soprattutto chi è già sensibile al tema, offrendo una fotografia incompleta della popolazione femminile veronese.
- Mobilità e sicurezza. Tra gli ambiti prioritari compare il “trip-chaining”, cioè la mobilità fatta di tappe concatenate. Una prospettiva interessante, ma che molti osservatori considerano già affrontata da altre politiche urbane mai terminate o rimaste su carta, come la rete ciclabile promessa da anni.
- Rappresentazione simbolica. La mappatura delle statue femminili e della toponomastica è un lavoro necessario, ma alcuni cittadini si chiedono se questo debba essere un obiettivo prioritario rispetto a temi più urgenti come lavoro, caro-affitti e trasporti.
- Costi e tempistiche. Nessun dettaglio è stato fornito su budget complessivo, scadenze operative, fasi di restituzione dei dati. Un nodo che, per un progetto destinato a influenzare urbanistica e welfare, non è secondario.
- Coordinamento con ciò che già esiste. Verona ha numerosi strumenti di analisi territoriale e progetti di inclusione già attivi: manca però un’indicazione chiara di come l’Atlante si integrerà con quelli in corso.
Un progetto ambizioso che dovrà dimostrare di essere utile alla città
Il rischio, secondo alcuni professionisti del settore urbanistico presenti all’incontro, è di ritrovarsi con un ottimo strumento di analisi, ma privo di ricadute operative se non accompagnato da investimenti e scelte politiche forti.
L’Amministrazione assicura che l’Atlante servirà a orientare le politiche future su mobilità, servizi e pari opportunità. Ma per ora il progetto resta in fase di sviluppo, in attesa dei dati che arriveranno dal questionario.
Verona guarda a Milano, Bologna, Parma e Ferrara. Resta da capire se riuscirà davvero a fare il salto di qualità o se l’Atlante rischierà di rimanere un esercizio interessante, oneroso dal punto di vista economico, ma poco incisivo.
Un obiettivo condivisibile, dunque. Ma la città – soprattutto le donne che lo vivono ogni giorno – attendono risposte concrete, non solo una nuova mappa.


















