Home Articoli ? Agroalimentare, Verona regina dell’export: stacca Cuneo e resiste ai dazi di Trump

? Agroalimentare, Verona regina dell’export: stacca Cuneo e resiste ai dazi di Trump

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Verona si conferma capitale italiana dell’agroalimentare e rafforza la sua leadership nazionale staccando Cuneo. Nonostante le incertezze globali e i timori legati alla guerra commerciale scatenata dal governo Trump, i dati del 2° Report 2025 “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, in collaborazione con l’Ufficio Studi Cgia di Mestre, parlano chiaro: la provincia scaligera vale da sola quasi la metà dell’export veneto con 4,57 miliardi di euro, meno esposta di altre al mercato americano (solo il 5% del totale).

Verona non solo consolida il suo primato regionale – con il 30% del valore aggiunto agricolo del Veneto – ma resta anche seconda in Italia dopo Bolzano per valore della produzione. Con una crescita del 7,4% nel 2024, ha incrementato il vantaggio su Cuneo, ferma al 5,6% e 4,41 miliardi di export.

Il comparto che traina è quello delle bevande, con quasi 1,3 miliardi di valore grazie soprattutto ai vini veronesi, seguiti da carne lavorata (722 milioni), lattiero-caseari (499 milioni) e prodotti agricoli (642 milioni). Tra i mercati, spicca la Germania (27% dell’export), seguita da Francia, Regno Unito, Austria e Svizzera, mentre gli Stati Uniti sono solo sesti con il 4,9%.

Sul fronte dei costi, il 2024 ha visto un calo rispetto ai picchi del 2022, ma fertilizzanti ed energia restano molto piĂą cari rispetto al 2019, con previsioni di rialzo nei prossimi anni. Bene latte (+7,7%), frutta (+65,2%, soprattutto pere e mele), ortaggi e vini (+8,3%). Male invece cereali (-33,4%), uova (-8,9%) e carni (-1,6%).

Il presidente di Confagricoltura Verona, Alberto De Togni, sottolinea: “Non ci può sfuggire l’incessante galoppata di Verona, che resta la regina dell’export agroalimentare incrementando ancora il distacco su Cuneo. Bene latte e frutta, male cereali e carne. La riduzione dei costi è un sollievo, ma l’incidenza resta altissima: oltre la metà del valore della produzione. Serve una svolta sui costi energetici, sganciando l’elettricità dal gas e valorizzando le rinnovabili”.

Gli fa eco Renato Mason, segretario di Cgia Mestre: “Il settore agroalimentare evidenzia segnali importanti di crescita, ma i costi rimangono molto alti. Non si tornerà ai livelli pre-Covid: servono investimenti, anche se oggi è difficile realizzarli per via dei tassi di interesse. Verona comunque si conferma protagonista sui mercati internazionali”.



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