Secondo l’ultimo studio elaborato dalla Cgia di Mestre, nel 2025 i contribuenti veneti hanno dovuto lavorare per ben 156 giorni solo per onorare le richieste del fisco. In altre parole, fino al 6 giugno le persone fisiche e giuridiche hanno prodotto reddito destinato esclusivamente a tasse e contributi, cominciando a lavorare davvero “per sé stessi” soltanto dal giorno successivo.
Un peso enorme, spiegano gli analisti, che serve a garantire stipendi pubblici, sanità, scuola, università, trasporti e sicurezza. Ma resta un dato amaro: la pressione fiscale è aggravata da chi evade. Solo in Veneto si stimano 161.800 lavoratori irregolari, uomini e donne che operano in nero o senza partita Iva. A livello nazionale, secondo l’Istat, gli “evasori” sono circa 2,5 milioni.
“Purtroppo i contribuenti onesti pagano anche per chi non versa quanto dovrebbe”, sottolinea la CGIA, che evidenzia come il Veneto, con un tasso di irregolarità del 7%, sia la regione più virtuosa d’Italia (media nazionale 9,7%).
Guardando agli ultimi trent’anni, il periodo in cui il fisco ha pesato meno è stato il 2005, durante il governo Berlusconi II: allora la pressione fiscale si fermò al 38,9% del Pil, con soli 142 giorni necessari per “liberarsi” dalle tasse, ben 14 in meno rispetto a oggi. Al contrario, il record negativo resta quello del 2013, sotto il governo Monti-Letta, con il 43,4% del Pil.
Nel Documento di Economia e Finanza 2025 la pressione fiscale stimata è al 42,7%, in leggero aumento rispetto al 2024. Ma, precisano dalla Cgia, si tratta in parte di un effetto statistico: la sostituzione della decontribuzione con un “bonus” per i redditi più bassi non riduce il gettito, ma lo contabilizza diversamente.
Nel confronto europeo, l’Italia resta tra i Paesi più tartassati: peggio di noi solo la Francia, con un prelievo fiscale al 45,2% del Pil.


















