Home Articoli ❓ Ghibellin Fuggiasco: tante soluzioni per gli immigrati, ma restano dubbi su criteri e priorità

❓ Ghibellin Fuggiasco: tante soluzioni per gli immigrati, ma restano dubbi su criteri e priorità

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Sono 29 le persone ricollocate dopo la chiusura del Ghibellin Fuggiasco, lo stabile occupato a Porta Vescovo dal laboratorio autogestito Paratodos. Un lavoro di squadra, sottolineano dal Comune, che ha coinvolto Agec, Casa degli Immigrati, cooperativa Milonga e realtà del terzo settore. Ma dietro ai numeri restano alcune domande che meritano risposte chiare.

L’assessora Luisa Ceni ha ribadito che “non è stata sottratta alcuna casa ai veronesi” e che le sistemazioni hanno riguardato persone regolarmente residenti, lavoratori o fragili seguiti dai servizi. Tuttavia, c’è chi si chiede: quanto pagano al mese questi ospiti per vivere negli appartamenti comunali o Agec?

I dubbi riguardano anche i criteri: quale lista è stata seguita per decidere chi meritasse un posto nelle case riattate? E ancora: perché queste persone sono state accolte prima rispetto ai veronesi che attendono da anni un alloggio Agec? Infine: perché garantire a queste persone che occupavano illegalmente uno stabile un alloggio immediato e sicuro, prima di chi è in lista di assegnazione e attende da anni una risposta da Agec?

Dalle parole del presidente della Casa per gli Immigrati, Renzo Fior, sappiamo che “abbiamo ricevuto da Agec cinque appartamenti da riattare, che abbiamo resi abitabili grazie a donazioni”. Ma se erano immobili disponibili, anche se inutilizzati, perché non sono stati messi a disposizione della graduatoria ordinaria?

La cooperativa Milonga, con il presidente Giovanni Barin, parla di un’esperienza positiva e frutto di “un lavoro corale”. Anche Caritas, con Don Matteo Malosto, conferma la bontà del percorso: “Non si tratta solo di dare un tetto, ma di restituire dignità”.

Parole importanti, che però non cancellano i quesiti che molti cittadini si pongono:

  • quale trasparenza c’è stata nella gestione delle assegnazioni?
  • quali garanzie hanno i veronesi in lista d’attesa che non si tratti di un’ingiustizia nei loro confronti?
  • chi controllerà la regolarità dei contributi versati dagli ospiti ricollocati?

Il percorso voluto dal Comune è stato presentato come un modello virtuoso di inclusione e legalità. Ma la sensazione è che rimanga aperto un nodo cruciale: le case pubbliche e comunali devono essere prioritarie per i veronesi che da anni attendono una sistemazione, o possono essere destinate prima ad altri, sulla base di emergenze particolari?

Una domanda che, oggi più che mai, merita chiarezza.



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