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CGIA di Mestre: Fabbriche, magazzini e uffici semi vuoti, tra feste e ponti si lavora al rallentatore

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Nel pieno della stagione dei ponti e delle festività, in Veneto si lavora decisamente a rilento. Con due giorni lavorativi in meno rispetto al 2024, il Pil regionale perderà circa 1,1 miliardi di euro. Un danno economico pari a quello che potrebbe derivare dai dazi imposti dall’Amministrazione Trump.

Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, il Pil veneto nel 2025 raggiungerà i 206,6 miliardi di euro, pari a una produzione giornaliera di 566 milioni. Tradotto: ogni veneto, neonati e anziani compresi, contribuisce mediamente con 116,7 euro al giorno.

Vicenza si conferma la provincia più produttiva del Veneto, con 108,9 euro al giorno per abitante, seguita da Padova e Verona (rispettivamente 107,5 e 107 euro). A livello nazionale primeggia Milano con 184,9 euro, davanti a Bolzano e Bologna.

Meno giorni lavorativi, meno ricchezza prodotta
Quest’anno i giorni lavorativi saranno 251, due in meno rispetto al 2024 (anno bisestile), con una perdita teorica per l’Italia di 12 miliardi di euro di Pil, di cui 1,1 miliardi solo in Veneto. E pensare che, secondo la CGIA di Mestre, recuperare una sola settimana di lavoro in più all’anno farebbe guadagnare al Paese un intero punto di Pil: 22 miliardi di euro a livello nazionale e 2,8 miliardi solo in Veneto.

Ponti di primavera: produttività in calo
Tra Pasqua e il 1° maggio, molti comparti industriali e dei servizi hanno visto una forte diminuzione dell’attività, a differenza di alberghi e ristoranti che invece registrano il tutto esaurito. Le ferie concentrate in questo periodo svuotano magazzini, fabbriche e uffici, abbassando la produttività proprio nei settori strategici.

Nordest locomotiva economica
Nonostante tutto, il Nordest resta il cuore pulsante dell’economia italiana: tra le prime 20 province più ricche, ben 13 sono nel Nordest. Il Veneto, in particolare, con le sue Pmi dimostra ancora una straordinaria capacità di resistenza e innovazione, pur in un sistema economico nazionale che fatica ad attrarre grandi imprese e investimenti stranieri.

L’Italia senza grandi imprese
Un tempo leader in settori chiave come chimica, plastica, siderurgia, auto e farmaceutica, oggi il nostro Paese ha perso terreno internazionale. Le cause? Secondo la CGIA di Mestre, tra gli eventi chiave ci sono la caduta del Muro di Berlino, la globalizzazione e gli effetti di “Tangentopoli” che hanno travolto molti grandi gruppi pubblici e privati.

Fortunatamente, il “Made in Italy” e il dinamismo delle piccole e medie imprese continuano a sostenere l’economia italiana, permettendo al Veneto e al Nordest di rimanere tra le aree più competitive a livello globale.



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