Home Articoli ⚖️L’avv. Luigi Bellazzi condannato per il reato di diffamazione aggravata. Dovrà risarcire le parti civili Croce e Montagna

⚖️L’avv. Luigi Bellazzi condannato per il reato di diffamazione aggravata. Dovrà risarcire le parti civili Croce e Montagna

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Il Tribunale di Verona, sezione penale, ha emesso ieri 17 gennaio 2025 una sentenza di condanna nei confronti dell’avvocato Luigi Bellazzi (difesa avv. Federica Girolli), imputato per il reato di diffamazione aggravata. La dr.ssa Giulia Zecchinon, Giudice del Tribunale, ha letto il dispositivo in udienza, dichiarando l’imputato responsabile dei reati a lui ascritti e riconoscendo il vincolo della continuazione. Per questi motivi, Bellazzi è stato condannato alla sanzione penale della multa ed al risarcimento del danno in favore delle parti civili, Michele Croce (difesa avv. Massimo Martini) e Alessandro Montagna, oltre al pagamento delle spese di costituzione e assistenza.

I fatti contestati

L’avvocato Luigi Bellazzi aveva offeso in particolare la reputazione di Michele Croce, presidente di AGSM Verona S.p.A. tra il 2017 e il 2019, attraverso una serie di post diffamatori pubblicati sul social network Facebook nel 2019, definendolo “ladro” a più riprese, autore di “indecenze“.

Queste affermazioni hanno costituito l’oggetto del procedimento penale e sono risultate assolutamente false ed altamente offensive, con il riconoscimento della gravità del danno arrecato alla reputazione delle vittime.

Le conseguenze della condanna

Il Tribunale ha riconosciuto il diritto al risarcimento delle parti civili, sottolineando l’entità della lesione alla reputazione di Michele Croce e Alessandro Montagna. Inoltre, il pagamento delle spese processuali e degli oneri accessori grava sull’imputato, confermando la sua piena responsabilità.

Un monito contro gli abusi sui social

La sentenza sottolinea l’importanza di una comunicazione rispettosa anche sui social network, dove il confine tra libertà di espressione e diffamazione deve essere sempre rispettato. Con questa decisione, il Tribunale di Verona ribadisce che l’uso di piattaforme online non può trasformarsi in un mezzo per ledere la dignità altrui.



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