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Case di riposo: nuovi aumenti insostenibili, Filice (SPI CGIL): “Famiglie in un vicolo cieco”

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Il nuovo anno si apre con un’altra ondata di aumenti per le rette delle case di riposo veronesi, aggravando ulteriormente il peso economico sulle famiglie. Gli incrementi, che vanno da 1 a 3,5 euro al giorno, comportano una spesa aggiuntiva annuale tra 360 e 1.300 euro, che si somma agli attuali 23-26 mila euro medi all’anno già sostenuti dagli utenti.

“Le famiglie sono in un vicolo cieco che non consente più di sostenere i costi dell’assistenza per gli anziani non autosufficienti”, afferma Adriano Filice, Segretario Generale dello SPI CGIL Verona.

Costi in continuo aumento

Tra il 2022 e il 2023, le rette giornaliere erano già aumentate di 5-15 euro, e oggi il rincaro viene attribuito al caro energia e ai rinnovi contrattuali del personale. Tuttavia, nonostante l’entrata in vigore del nuovo “finanziamento a budget” dei Centri Servizi, la quota sanitaria a carico pubblico resta invariata a 52 euro al giorno, con un lieve incremento solo per pazienti affetti da malattie neurodegenerative.

In Veneto, la retta media mensile per una casa di riposo è di 2.200 euro, con punte che arrivano a 4.000 euro, mentre l’assistenza domiciliare tramite figure professionali non offre risparmi significativi.

Le richieste del sindacato

“La situazione sta prosciugando le risorse delle famiglie, già colpite da salari fermi e inflazione” – continua Filice –. “È necessario che il pubblico si faccia carico delle cure per i casi più gravi, dove l’assistenza sanitaria è prevalente rispetto a quella socio-sanitaria.”

Filice critica inoltre la chiusura delle sezioni di Alta Protezione Alzheimer, che ricevevano 92 euro al giorno per paziente: “Un intervento di finanza pubblica è urgente, anche per sostenere case di riposo che operano come piccoli ospedali a costi nettamente inferiori rispetto a un posto letto ospedaliero.”

‍ ‍ ‍ Impatto sociale e sviluppo economico

La crisi non colpisce solo le famiglie, ma anche lo sviluppo del territorio. “L’impossibilità di sostenere i costi dell’assistenza sta spingendo giovani e donne fuori dal mercato del lavoro, dedicandosi a cure non retribuite. Questo ostacola la crescita del Paese.”

Un appello alle istituzioni

“Non possiamo più permetterci passi indietro nella cura degli anziani” – conclude Filice –. “Serve un impegno serio e coordinato, a partire da un intervento nazionale che renda effettiva la Riforma sull’Invecchiamento. La cosiddetta ‘Prestazione universale’ entrata in vigore a gennaio è tutto fuorché universale.”

La richiesta è chiara: un’azione urgente e concreta da parte di Comune, ULSS 9, Regione e Governo per affrontare quella che è ormai una vera e propria emergenza sociale.



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