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Grande teatro, il 13 dicembre in scena “Sogno di una notte di mezza estate”

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Dopo il grande successo di Mine vaganti e di Pa’, il Grande Teatro, rassegna organizzata dal Comune di Verona in collaborazione col Teatro Stabile di Verona, prosegue con “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare con la regia di Andrea Chiodi che torna a Shakespeare dopo il successo dellaBisbetica domata”.

“Sogno di una notte di mezza estate”va in scena al Nuovo martedì 13 alle ore 20.45 con repliche fino a sabato 17  alla stessa ora. L’ultima replica, quella di domenica18, è invece alle 16. Giovedì 15 alle ore 18.30 gli attori incontreranno il pubblico nel Piccolo Teatro di Giulietta. L’incontro, a ingresso libero, sarà condotto dalla giornalista Alessandra Galetto e da Carlo Mangolini, direttore artistico Spettacolo del Comune di Verona.

Lo spettacolo (prodotto da LAC Lugano Arte e Culturain coproduzione con CTB – Centro Teatrale Bresciano, Centro D’arte Contemporanea Teatro Carcano e dal Teatro Stabile di Verona) vede in scena ben quattordici attori, molti dei quali, giovanissimi, alla loro prima prova importante dopo il diploma alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano: Giuseppe Aceto, Alfonso De Vreese, Giulia Heathfield Di Renzi, Caterina Filograno, Igor Horvat, Jonathan Lazzini, Sebastian Luque Herrera, Alberto Marcello, Marco Mavaracchio, Cristiano Moioli, Alberto Pirazzini, Emilia Tiburzi, Anahì Traversi e Beatrice Verzotti.

“Mi sono chiesto – dice Andrea Chiodi – come un bambino guardi il mondo degli adulti e come un adulto guardi il mondo di un bambino, mi sono chiesto come la realtà e la fantasia si possano mischiare nei giochi dei bambini e come la realtà e la fantasia si possano mischiare nei pensieri degli adulti, mi sono anche chiesto come si fa ad essere solo una cosa nella vita e non molteplici umanità, pensieri e desiderio di trasformarsi. Ed ecco che il ‘Sogno di una notte di mezza estate’ di Shakespeare mi ha svelato molte di queste dinamiche. Una delle attività che rendono possibile la trasformazione nella vita dell’uomo sembrerebbe essere la creatività; il massimo di questa attività creativa ed inventiva trova la sua manifestazione evidente nel gioco e il gioco è soprattutto dei bambini. Ecco il mio “Sogno” vuole partire da qui, dal gioco dei bambini, un gioco che diventa però molto serio perché capace di indagare sulla natura dell’uomo, capace di descrivere gli stadi di evoluzione di una vita umana e Shakespeare lo fa, nel sogno, facendoci fare un percorso nei vari stadi della vita: dall’infanzia, il prologo, l’adolescenza nel bosco incantato e complesso, e la maturità nel finale. Realtà e fantasia, Atene e la foresta incantata, Teseo e Oberon tutto nell’opera ci racconta di razionalità e magia, di pensiero e rituale, sempre su un doppio binario e soprattutto sempre attraverso il mezzo del gioco quasi infantile, del capriccio da bambini, delle paure dei bambini e soprattutto della capacità di giocare ad essere altro da sé che solo i bambini sembrano avere e che in realtà spesso è così desiderata anche dai grandi. Forse la strada che ci indica Shakespeare è quella di tornare in contatto con l’irrazionale, con il bambino che ognuno ha dentro di sé. Per raccontare questo – conclude Chiodi – voglio partire proprio dallo sguardo di un bambino che può trasformare i giochi in realtà e alla fine farci credere che è stato tutto un sogno, ma come sappiamo il gioco dei sogni spesso ci racconta molto più della realtà stessa”.

Lo spettacolo si avvale delle scene di Guido Buganza, dei costumi di Ilaria Ariemme, delle musiche di Zeno Gabaglio e del disegno luci di Pierfranco Sofia.



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