Dopo l’innovativa stagione 2020, che per la prima volta ha portato il palcoscenico dell’opera al centro dell’Anfiteatro, anche per il 2021 Fondazione Arena presenta una stagione che rilegge in maniera tecnologica gli imponenti spazi areniani, in una nuova narrazione che vuole idealmente abbracciare tutta la bellezza italiana avvalendosi della collaborazione con eccellenze museali, espositive, artistiche e culturali di tutto il Paese. Gli ultimi accordi sono in fase di definizione e l’elenco completo di tutte le Istituzioni coinvolte sarà oggetto di comunicazioni successive.
Il progetto, grazie alla fusione tra le Arti dell’intero Paese, ha assunto un valore culturale significativo tale da ottenere il patrocinio del Ministero della Cultura, per la prima volta nella storia del Festival: un riconoscimento che suggella questo percorso inedito e congiunto della Fondazione Arena di Verona con le più rappresentative istituzioni culturali della Penisola. L’iniziativa inoltre è stata fortemente sostenuta anche dalla Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, nella persona del suo Direttore Vincenzo Tiné, che ha coinvolto diverse Istituzioni culturali della Regione Veneto al fine di valorizzare il patrimonio culturale e artistico anche del nostro territorio.
Seimila sono i posti a sedere affidati dalle Autorità a Fondazione Arena per la realizzazione del festival; capienza che pone l’anfiteatro veronese come sempre al primo posto tra i teatri d’Europa. Mercoledì 26 maggio alle ore 10 la Biglietteria centrale riaprirà le porte ai nuovi spettatori e contestualmente alla ripresa delle vendite online. Per rispettare i distanziamenti sanitari, Fondazione Arena sta dando priorità a tutti gli spettatori già in possesso di un biglietto, eventualmente proponendo una ricollocazione dei posti nel caso di esaurimento disponibilità in un singolo settore.
Quando a febbraio, in piena emergenza sanitaria, nel buio totale di previsioni sul futuro, Fondazione Arena ha deciso di confermare il Festival 2021 mantenendo invariati titoli, date e cast, è risultato evidente che la normativa in essere imponeva la necessità, da un lato di snellire le produzioni con un progetto basato sulle nuove tecnologie, che fosse anche l’opportunità di sperimentare nuovi linguaggi artistici per l’Arena del futuro; dall’altro lato è emerso chiaramente che solo i lavoratori del Teatro potevano mettersi immediatamente a servizio e protezione dell’Arena per sviluppare tale progetto nei tempi e con le modalità dettate dalla particolare contingenza storica: è nata dunque l’idea di affidare tutte le nuove produzioni ad una identità collettiva costituita dalle storiche risorse areniane e guidata dal Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia.
Questa vera e propria compagine artistica lavora dunque da mesi in modo dialettico per sostenere un progetto innovativo e sperimentale con tutte le proprie conoscenze, l’esperienza e l’amore necessari per gestire in rapidità le innegabili complessità e criticità degli spazi areniani. La scelta, inedita e rinnovatrice, è poi divenuta una vera opportunità per testare idee nuove e ipotesi di lavoro future, da affrontare con la dovuta serenità quando si tornerà nell’alveo della normalità post pandemica. Dunque, un’unica firma corale per sei nuove opere e due appuntamenti sinfonici. In questa cornice, sperimentale nei modi e nei mezzi, si inserisce l’idea in sé etica, di legare Fondazione Arena alle grandi eccellenze museali e culturali del nostro Paese, anch’esse chiuse per lunghissimo tempo, alle quali l’Arena aprirà uno spazio divulgativo internazionale, trasformando la bellezza italiana in un tassello importante della narrazione sinestetica propria della forma d’arte operistica.
Verranno messe in scena nuove regie e allestimenti più snelli, meno invasivi soprattutto per le movimentazioni di retropalco, nella cui narrazione troveranno uno spazio significativo parte dei capolavori conservati nelle eccellenze museali italiane in un ideale gemellaggio artistico che abbracci tutto lo stivale.

Per Aida Fondazione Arena ha individuato il proprio partner narrativo ideale nel Museo Egizio di Torino, le cui straordinarie collezioni, fra le più importanti al mondo, fungerà da elemento caratterizzante nella dialettica tra le pietre romane dell’Arena e l’iconografia egizia.
In Nabucco entrerà in campo la collaborazione con il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara per un excursus sulla storia dell’ebraismo italiano dalle origini agli anni ’40 del Novecento.
Turandot nasce invece dal dialogo con il Museo d’Arte Cinese ed Etnografico di Parma, luogo non solo di scoperta di tesori di epoche e popoli lontani, ma anche di incontro, ricerca ed apertura a culture tradizionali e remote, una realtà che ha accolto l’invito dell’Arena di Verona, condividendone lo spirito di indagine e tensione verso la bellezza.
La Traviata, capolavoro verdiano costruito intorno ad una protagonista assoluta di inedita forza e profondità e di sconvolgente impatto sulla società dell’epoca, nasce da un percorso di studio sulla figura femminile in tutte le sue declinazioni grazie alla ricca collezione delle Gallerie degli Uffizi di Firenze.




















