
La matematica non è un’opinione: 11 milioni finiti in fumo con lavori inutili. Con bar ristoranti, negozi e professioni chiusi per la pandemia. Questo è il primo numero del disastro del filobus. Se oggi il Comune li avesse a disposizione qualcuno sarebbe meno alla canna del gas. Tutto questo è avvenuto negli ultimi 4 anni dove non è stata presa una decisione del cambio del mezzo con 5 mila veronesi che chiedevano nero su bianco bus elettrici senza fili., quello che adesso il Comune vuole fare.
Oggi il filobus prende un’altra strada, forse più logica, semplice ed economica. Il primo a denunciare tutto questo è stato Michele Croce, leader di Prima Verona, che insieme ai Comitati, urlava ai quattro venti mala gestione, l’inutilità, le conseguenze penali e l’indebitamento per i prossimi decenni di un’opera dannosa.
Lo seguiva a ruota l’allora suo braccio destro oggi vice capogruppo di Verona Domani, l’Onorevole Mauro Bonato, che urlava anche lui ai quattro venti: “Francesco Barini dimettiti”. Non lo ha fatto ma è stato defenestrato lo stesso. Per fortuna al suo posto è arrivato Alessandro Rupiani, una persona per bene e competente.
Il “filomostro” sosteneva Michele Croce, “E’ un opera obsoleta costosa e dannosa per la città di Verona. Sarebbe costata 143 milioni di euro di soldi pubblici di cui 57 a carico esclusivo dei veronesi senza alcuna utilità pratica. 11 milioni, purtroppo, sono già stati buttati”. Alle parole di Croce davano conforto le certificazioni del Ministero dei Trasporti che indicavano le molteplici irregolarità, le criticità e le violazioni (cioè reato) che venivano realizzate dal Comune. Tant’è vero che dal Ministero per anni non è arrivato un euro.
Ora c’è stato un radicale dietrofront dei vertici di Amt e dell’Amministrazione comunale. Per mesi la società, senza i soldi dello Stato, ha utilizzato la propria cassa per sostenere un investimento folle fallimentare oggi per fortuna di tutti noi arrivato (prima ancora di partire) al capolinea. Evitiamo qui di scrivere i commenti fatti pubblicamente dall’allora membro di Prima Verona Bonato, oggi alleato del primo cittadino.
Per fortuna a palazzo si sono accorti che l’opera era palesemente sbagliata, non aveva logica di realizzazione, era obsoleta e gestita da un presidente che verrà ricordato nella storia di Verona come un totale incapace della materia che ha gettato 11 milioni di soldi pubblici fuori dalla finestra. “Un tesoro che oggi – sostiene Michele croce – sarebbe manna piovuta dal celo se il comune li distribuisse alle attività economiche in crisi di liquidità a causa della pandemia”.
Unica nota positiva è che non si è perseverato nella follia, sono cambiati i vertici di Amt e si pensa a realizzare un prodotto green, senza “tiracche”, molto più economico. Soprattutto i cantieri che hanno bloccato il traffico per anni verranno sistemati e chiusi, almeno si spera. Aggiungiamo noi con la nostra penna: Verona mette sulla follia del filobus una Croce.

























