
Nella nostra regione il super-votato Luca Zaia si ritrova con un forte balzo di contagi nelle sette province, +2.317 nelle ultime 24 ore. Era da marzo che il Veneto non registrava un dato giornaliero così alto di positivi al tampone. Dall’inizio della pandemia il numero totale di infetti sale a 382.838 e le vittime a 10.625.
Allora sarebbe utile che qualcuno andasse a dare un’occhiata a quello che succede nella lontanissima Corea del Sud, non da oggi ma da sempre. Zero giorni di chiusura e pochi contagi. In totale 1.731 morti dall’inizio della pandemia. Cifre da lasciare esterrefatti se guardiamo i nostri 109 mila deceduti. L’Italia è uno dei paesi con più morti per abitanti al mondo. E c’è ancora qualcuno che è convinto di essere un modello! Un’eccellenza!
I “miserabili” coreani sono riusciti a mantenere le infezioni entro una fascia gestibile senza permettere al virus di espandersi come abbiamo fatto nel Veneto, in Italia e nell’Occidente. E allora perché non copiare la ricetta coreana che funzionava mentre il mondo crollava?
La ricetta non è poi così complicata e gioca anticipando il virus e non aspetta lo scoppio dei focolai e dei contagi per intervenire. Fondamentale è stato chiedere alla popolazione di rispettare il distanziamento sociale, ai privati il lavoro a distanza e una massiccia anticipata informazione sul territorio. A questo sono legate forme di contenimento volontario, di chiusura delle strutture pubbliche, solo dove è necessario o in caso di focolai, senza eccezioni ma non generalizzate. Cosa molto importante: tutto questo ha funzionato perché le istruzioni del Governo sono state seguite alla lettera dall’intera popolazione.
I coreani hanno poi utilizzato il tracciamento dei focolai epidemici al fine di spegnerli sul nascere rispettando la privacy con l’isolamento obbligatorio quando si è scoperti positivi. Con questo sistema le cure sanitarie ordinarie sono fatte a casa, evitano la concentrazione negli ospedali, l’intasamento e la diffusione del virus.
Per quanto riguarda gli stranieri, al loro arrivo, 14 giorni di monitoraggio a casa o in albergo. Le regole coreane valgono per tutti senza eccezione di sorta. Nulla di straordinario che non ha per nulla collassato l’economia del Paese asiatico.
Qui siamo ancora a combattere tra zona rossa, arancione o gialla. Le categorie economiche sono al collasso e la disobbedienza civile e la disperazione sono fuori dalla porta delle nostre case. In Corea invece si sono sempre svolti eventi pubblici all’aperto attività e sportive negli stadi, rispettando il distanziamento sociale e il contenimento delle presenze.
Il punto “dolens” rimane uno e solo uno: in Italia e nel Veneto prima si aspetta che scoppino i focolai e i contagi e poi si attuano le misure di contenimento, cioè non si gioca d’anticipo ma si aspetta che la valanga ci travolga. Una lezione che i nostri gruppi dirigenti non hanno nessuna voglia di imparare.


















