Home Articoli “Dopo anni di violenze il riscatto: non sarò mai più dipendente da un uomo”, il racconto di Candida

“Dopo anni di violenze il riscatto: non sarò mai più dipendente da un uomo”, il racconto di Candida

Condividi


Condividi

In vista dell’8 Marzo, Giornata internazionale della donna, la Fondazione Fevoss Santa Toscana lancia la campagna #SolidaleConLeDonne: una settimana di sensibilizzazione, attraverso i racconti delle donne che lavorano nei Bazar Solidali, per combattere contro la disparità di genere, la discriminazione, l’esclusione, la violenza sulle donne.

“L’ho promesso a me stessa quando mi sono separata e piano piano questa promessa la sto mantenendo: non sarò mai più dipendente da un uomo”. Candida, bolognese di nascita e veronese d’adozione, ha 46 anni e tre figli, la più piccola con disabilità. Da tre anni è divorziata, da cinque mesi lavora come commessa al Bazar Solidale della Fondazione Fevoss Santa Toscana, in via San Nazaro a Verona. Una realtà a cui è approdata attraverso il Ria – Reddito per l’inclusione attiva, misura a sostegno di persone, in carico ai Servizi Sociali del Comune di Verona, che si trovano in situazione di difficoltà economica. E una realtà che lei definisce, con il sorriso, “la mia ancora di salvezza”.

Candida, cominciamo dall’inizio, dal momento in cui ha deciso di lasciare quello che allora era suo marito…

Mi sono sposata giovane, a 24 anni, dopo un’infanzia con un padre-padrone che picchiava me e mia madre. A un certo punto, nel mio matrimonio, ho ritrovato le stesse dinamiche: mio marito usava violenza, psicologica e verbale, su di me e sulla bambina. Per quasi vent’anni ho sopportato, cosciente di essere dipendente da lui economicamente perché non lavoravo. Ma a un certo punto non ce l’ho fatta più: ha prevalso il rispetto per me e per i miei figli. Ho preso coraggio e mi sono rivolta al Centro antiviolenza Petra.

Con il loro aiuto, è riuscita a ritrovare speranza nel futuro. Ma immagino non sia stato facile…

Affatto. I momenti di sconforto sono stati tanti. Nel 2017 attraverso i Servizi Sociali del Comune sono stata inserita nel progetto Ria, reddito per l’inclusione attiva, e ho svolto uno stage come commessa in un negozio. Ma non arrivavo alla fine del mese. Ho dovuto rivolgermi alla San Vincenzo per dare da mangiare ai ragazzi.  Poco dopo ho avuto anche un grave problema di salute, per cui ho rischiato di perdere un occhio. Ma non sono abituata a piangermi addosso, mi sono sempre rimboccata le maniche. Così dopo l’operazione ho avuto un’altra occasione, lavorando in negozio. E infine, sempre nell’ambito del progetto Ria, l’assistente sociale mi ha proposto di collaborare con il Bazar Solidale per 15 ore a settimana. Ho subito detto sì e ora, dopo lo stop dovuto all’emergenza Covid, finalmente da un po’ di mesi abbiamo una certa continuità.

Che cosa le ha dato e le dà  la realtà del Bazar Solidale?

Non è solo un modo per guadagnare, ma soprattutto un’occasione per non pensare ai miei problemi, per stare a contatto con la gente. Grazie al Bazar sono entrata in una “rete” solidale che mi ha aiutato anche quando a dicembre, non riuscendo a pagare le bollette, sono rimasta senza gas. Non so come avrei fatto senza di loro. Le ore di lavoro che svolgo nell’ambito del progetto Ria sono poche, ma forse in futuro ci sarà possibilità di crescere. Intanto non mi abbatto e penso a come arrotondare: grazie anche al passaparola al Bazar, mi sto proponendo come stiratrice nel quartiere.

Qual è la qualità che l’ha aiutata di più come donna?

Il mio essere indipendente. Sono sempre stata uno spirito libero, non accetto imposizioni, non le accettavo nemmeno da mio marito. Voleva che fossi a immagine e somiglianza di sua madre, quando era piccolo in casa faceva tutto lei. Invece io tratto i miei figli maschi come la femmina: insegno loro a cucinare, a stirare, ad arrangiarsi. Più che spiegare a parole cos’è il rispetto per la donna, glielo mostro ogni giorno, come dovrebbero fare anche i papà. Ma finché sui media imperversano gli spot che sviliscono la nostra immagine, raggiungere la parità resterà un’impresa titanica.

Il lavoro, dunque, è stato la sua occasione di riscatto. Per la sua vita privata, invece, oggi cosa si augura?

Da qualche mese ho un nuovo compagno: ci vogliamo bene, lui rispetta me e i miei figli, mi ha sempre aiutato quando ho avuto bisogno. Ma per ora ognuno continua a vivere a casa propria: adesso che sto riuscendo a farcela da sola, ho capito che la mia indipendenza è troppo preziosa e non sono disposta a rinunciarvi.



Ti potrebbe interessare...

Verona al centro della sfida contro le arbovirosi: il 19 e 20 maggio il congresso nazionale

Dalla conferenza stampa di ieri a Palazzo Barbieri prende forma il congresso...

Estate di sport al Platys: arriva il Summer Camp tra padel e calcio per i più giovani

Un’estate all’insegna dello sport, del divertimento e della socialità. Al Platys –...

Terre rare, spazio e nucleare: sen. Gelmetti (FdI) al tavolo strategico Italia-Usa

Un nuovo asse strategico tra Italia e Stati Uniti prende forma a...

Straverona 2026, domenica da bollino rosso per il traffico: tutte le strade chiuse

Verona si prepara a indossare le scarpe da running. Domenica 17 maggio...

“Autospurgo