Il “no grazie” di commercianti ed esercenti veronesi che hanno contestato l’aperture di due giorni, il 7 e l’8 e soltanto fino alle ore 18 per le loro attività, ha conquistato i media di tutta Italia. Telegiornali, quotidiani e radio hanno dato ampio risalto all’iniziativa della Fipe-Confcommercio scaligera che ha deciso di tenere chiuse le attività nei due giorni di apertura. Una vera e propria presa in giro per i ristoratori che contestano le decisioni del Governo che considera il loro lavoro come uno “yoyo”… Un giorno aperto, un giorno chiuso, un giorno aperto, un giorno chiuso.
L’iniziativa di Fipe-Confcommercio, come anticipato dal suo presidente Paolo Artelio, è stata seguita dalla quasi totalità degli esercenti. Per questi signori le chiusure di Natale e quelle precedenti hanno fatto registrare un crollo del fatturato, nell’anno appena concluso, tra il 60 e l’80% a seconda di zone e tipologia di attività. E’ la prima iniziativa veramente forte e di contestazione delle scelte che fanno a Roma. Una risposta dura, piena di rabbia, che potrebbe presagire ad azioni uguali o peggiori.
“Quasi un centinaio di pubblici esercizi circa del centro città, compresi tutti i ristoranti tipici ha già deciso che il 7 e l’8 resterà chiuso – annuncia Leopoldo Ramponi, presidente dell’Associazione Ristoratori di Confcommercio Verona – Riavviare l’attività richiede tempo per preparare, pulire, mobilitare la linea produttiva; inoltre lavoriamo con materie prime deteriorabili in pochi giorni, che se non utilizzate, vanno buttate. Dinamiche relativamente complesse ma evidentemente per nulla chiare al Governo”.
“L’apri e chiudi a singhiozzo è deleterio e quasi offensivo per le aziende, perché impedisce di avere una progettualità e gestire il personale e le derrate in maniera fluida – aggiunge Emanuel Baldo, vicepresidente Fipe-Confcommercio Verona e rappresentante del settore bar – Tutto diventa estremamente complicato e impegnativo, al tirar delle somme i costi sono superiori agli incassi e si rischia di generare uno spreco alimentare importante. Ancora una volta questo governo si dimostra totalmente avulso dalla realtà imprenditoriale e commerciale: sembra ci faccia aprire qualche ora per due giorni giusto per darci un contentino. Ma non si fa così. E’ una pagliacciata: ogni provvedimento, ormai, è peggiore del precedente”.
“I ristoranti, ma anche i bar, le pasticcerie, le gelaterie, non sono interruttori che si possono accendere e spegnere a piacere”, dice Davide Veneri del direttivo Fipe-Ristoranti: “Chi legifera non ha la più pallida idea di come si fa impresa”.
Come scrive uno per tutti, Simone Vesentini, ristoratore e dominus delle botteghe storiche di Verona: “Resto chiuso per la tua sicurezza e per la mia dignità“.



















