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Presentato il lunario con le immagini della trasformazione di Piazza Erbe, dall’antico Foro romano a oggi.

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Comunicato Stampa

Il deputato e consigliere comunale Vito Comencini oggi in conferenza stampa a Palazzo Barbieri ha presentato il lunario, realizzato dal Comitato per la Celebrazione delle Pasque Veronesi, con le immagini della trasformazione di Piazza delle Erbe, dall’antico Foro romano a oggi.

«Un piazza splendida, tra le più antiche e le più belle al mondo, attorniata da palazzi storici, ricchi di cultura e di simboli valoriali territoriali. Tra gli elementi sicuramente più interessanti delle varie ricostruzioni nel tempo, spicca il pennone con la bandiera Contarina di San Marco, della grande Repubblica di Venezia. Il lavoro storiografico di Maurizio Ruggiero del Comitato Pasque Veronesi e di recupero e rielaborazione delle immagini di Albano Tassani rappresenta un documento importante per la città, che deve essere valorizzato e divulgato anche e soprattutto alle nuove generazioni affinché conoscano il passato della gloriosa città di Verona» ha evidenziato Comencini.

Maurizio Ruggiero ha spiegato come si è svolta l’attività puntuale della ricostruzione delle vicende storiche e delle varie fasi della trasformazione della Piazza: «Ci siamo avvalsi degli studi della Soprintendenza e di altre fonti attendibili. Non tutti sanno, per esempio, che in Epoca romana, il foro era il doppio dell’attuale piazza: il Tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva – dove adesso si trova Palazzo Maffei – era maestoso ed era stato costruito nel I secolo a.C. seguendo i dettami dell’architettura del VI secolo a.C.: c’erano un portico e un sottoportico e all’edificio si accedeva tramite un’imponente scalinata. Tutto il porticato sulla sinistra della piazza invece ospitava uffici e botteghe. La parte destra ricordava il Foro di Brescia, mentre il centro – con la statua del console Albino Postumio, a cui si deve la celeberrima Via Pustumia, che collega Genova ad Aquileia, passando per Verona –, quello di Pompei. La piazza era l’incrocio tra il Decumano massimo, asse Est-Ovest (cioè Corso Castelvecchio e Corso Sant’Anastasia) e il Cardo massimo, asse Nord-Sud (Via Cappello).

Nell’immagine dedicata all’epoca scaligera si vede la Torre del Gardello; compare la Berlina, nata nel 1200 per l’insediamento dei Podestà e per le esecuzioni. Dalle fonti sappiamo che nel Medioevo la piazza veniva chiamata Platea magna; solo nell’Ottocento prese il nome romantico di Piazza delle Erbe. Sulla destra sorgeva il grande edificio scaligero, abitato, destinato ad attività commerciali, e al posto dell’attuale Palazzo Maffei vi era una loggia a doppio piano per i cambiavalute; sulla sinistra erano state costruite delle case, tipiche dell’epoca, senza particolari caratteristiche. Le bancarelle vendevano verdure, pesce, animali vivi e prodotti di uso quotidiano. C’erano anche le botteghe dei venditori di meridiane. ll vessillo scaligero troneggiava in piena piazza con l’Aquila imperiale e la Scala a cinque pioli. In epoca veneziana, spiccava la bandiera Contarina e l’edicola viscontea, che risale ai primi del 1400, si trovava invece a fianco della Berlina e non dove è ubicata ora, cioè alla fine della piazza, di fronte a Via Cappello. 

L’immagine ottocentesca è simile a quella odierna: venne reinsediato il Leone marciano il 15 aprile 1885, dopo l’abbattimento dei Giacobini al termine delle Pasque Veronesi, il 6 maggio 1797. Si ricordano anche gli incidenti in Piazza delle Erbe nel 1867, con la Battaglia del Corpus Domini – nel primo anno Sabaudo la celebre processione venne funestata dall’assalto garibaldino e mazziniano per odio nei confronti della Chiesa, con il lancio di pece bollente sui manifestanti – e la festa nel luglio del 1867 con le persone in piazza che inneggiavano all’Austria».



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