Intorno all’aeroporto Catullo c’è molto fermento. Alcuni in città, svegliandosi, si sono accorti dell’importanza dello scalo del sistema del Garda. I principali strali contro l’azionariato e l’attuale gestione arrivano nientepopodimeno che dalla Fondazione Cariverona guidata dal professor Alessandro Mazzucco e dal Direttore Generale Giacomo Marino (per tutti bimbo marino) figlio minore del notaio Maurizio, che per anni ha seduto proprio nel Cda dell’aeroscalo veronese. Nell’occhio del ciclone qualcuno vuole mettere Enrico Marchi, presidente di Save, che controlla anche i rapporti di Venezia e Treviso. Adesso cercheremo di spiegare ai nostri lettori il giochetto e i furbetti. Bisogna fare un passo indietro. Sei anni fa l’aeroporto Catullo era con la presidenza Bortolazzi e nel cda il notaio Maurizio marino a nome e per conto della Fondazione Cariverona allora presieduta da Paolo Biasi, era in stato prefallimentare. Erano state commesse e avvallate gravi irregolarità e ne scaturì pure un’inchiesta. All’epoca l’aeroporto sembrava sull’orlo del fallimento. Si cercarono varie soluzioni, una con Bergamo, l’altra, quella che poi fu scelta con la Save di Venezia con a capo Enrico Marchi. Fondazione Cariverona si guardò bene nell’aiutare e rilanciare il nostro aeroporto e preferì investire in Unicredit, e in altre operazioni immobiliari e finanziarie che ne svilirono il capitale che, non dimentichiamo, è Patrimonio di tutti i veronesi, incluso chi scrive e chi legge. Ma non sembra essere così per tutti coloro che lo hanno amministrato, portandolo dai 5 miliardi a sotto i 2. La Save sborsò per il controllo del Catullo decine di milioni di euro, salvandolo dal fallimento e risolvendo un problema di non poco conto all’allora amministrazione Tosi e ai soci dell’aeroscalo. Ora che si è arrivato al rinnovo delle cariche, c’è chi vuol processare la Save e Marchi accusandoli di negligenza e nipotismo. Però se guardiamo i numeri il 2019 segna il record di traffico di passeggeri più elevato della storia della società. Un fatturato di 51 milioni, un utile di 2,4, 3 milioni e mezzo di passeggeri, con un incremento del 5,2 %. Il controllato aeroporto Brescia Montichiari ha movimentato merci per 31 mila tonnellate con una crescita del 30%. Allora perchè mai bimbo Marino, il prepotente direttore di Cariverona, allontanato in fretta e furia da Londra dov’era anonimo dirigente di una società finanziaria e dove ha lasciato qualche pancia un po’ gonfia, scatena la guerra a Marchi e a Save? Il perchè è presto chiarito. Ci sarebbe pronto un pretendente che andrebbe premiato, visto l’ottima figura fatta con il Ponte Morandi. Si tratta della famiglia Benetton. I ben informati dicono che sarebbe molto interessata ad acquisire il controllo dell’aeroscalo veronese. Gli interventi sul rilancio del Catullo delle associazioni come l’Api guidata da Renato Della Bella, o le opposizioni della sinistra di Michele Bertucco a cui possiamo aggiungere i commenti dell’associazione Officina, presieduta dall’ex Senatore Paolo Danieli non hanno nulla a che vedere con il giochetto-trabocchetto degli uomini di Cariverona. Ora e chiaro a tutti il perchè gli uomini di via Emilei abbiano tanto a cuore il destino del Catullo, che proprio per responsabilità , anche del notaio Maurizio, era arrivato sull’orlo del precipizio.













