Dopo anni di relativa tranquillità, sia a livello nazionale che internazionale, da quasi vent’anni le crisi si sono succedute con frequenza sempre crescente:
2008: crisi finanziaria,
2011: inizio della guerra civile in Siria,
2012: secessione del nord del Mali con conseguente creazione di uno stato indipendente (Azawad) preto catturato dai terroristi dello stato islamico a cui hanno fatto seguito un decennio di terrorismo/guerra civile,
2013: inizio di una cruenta guerra civile in Sud Sudan (durata fino al 2018 ma mai del tutto sedata),
2014: inizio della guerra civile in Libia (durata ufficialmente fino al 2020),
2014: invasione russa della Crimea (in Ucraina),
2020: Covid-19
2022: inizio della guerra Russo-Ucraina
A cui poi si potrebbero anche aggiungere i non trascurabili conflitti che affliggono il Medio Oriente.
A chi giovano i conflitti non lo so. Probabilmente giovano a tanti. Giovano forse per il conseguimento di più o meno misteriosi interessi geopolitici, giovano forse ai mercanti d’armi, giovano a quei politici che usano le guerra per accrescere il consenso personale o per evitare il rischio di perdere il potere.
Mi è però molto chiaro a chi nuocciono tutti questi conflitti: all’Europa. La distruzione del regime di Gheddafi ha destabilizzato buona parte dell’Africa occidentale e ha eliminato l’unico freno pre-esistente al flusso di disperati e non verso l’Europa. La guerra Russo-Ucraina colpisce l’Europa, gli Ucraini e i Russi che vengono mandati al fronte a morire sono europei. Le sanzioni messe e quelle ricevute hanno danneggiato commercio, esportazioni, economia oltre a spingere la Russia a rivolgersi a Oriente quando forse sarebbe stato più saggio cercare di farla rimanere nell’orbita se non occidentale almeno europea (lo diceva Kissinger che di queste cose se ne intendeva). I conflitti con l’Iran non porteranno alla democratizzazione coatta del paese, non porteranno a ridisegnare i rapporti di forza nel Medio Oriente, non indeboliranno la Cina e non danneggeranno troppi l’America—danneggeranno l’Europa.
Ed è proprio perché di questa conflittualità permanente è la vittima principale, l’Europa dovrebbe far ricorso alle proprie diplomazie per cercare di mettere fine ai tanti conflitti che alla fine la danneggiano.
Sarebbe ora che i governi europei si rendessero conto di quali sono i propri interessi e di come perseguirli. Il non farlo è non solo stupido, ma è anti-europeo.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















