Julius Evola, pittore, esoterista, mago, membro del Gruppo di Ur, e pensatore tradizionalista nella tradizione, mi si passi il gioco di parole, di Renè Guenon, è uno dei protagonisti della cultura di destra italiana e non.
E’ stato considerato come il pensatore di destra (estrema) più importante a livello europeo, è stato senz’altro il pensatore di riferimento per la destra italiana che pur avendo altri autori nel suo pantheon non ne apprezzava nessuno quanto apprezzasse Evola, ed è un autore che, a molti anni dalla morte, oggi continua ad avere una grande influenza con effetti davvero planetari. Evola influenza sia Aleksandr Dugin, che viene considerato l’ideologo di Putin (presidente Russo) sia Steve Bannon, ideologo artefice dei primi successi di Trump (presidente Americano) e artefice del movimento MAGA, quello insomma del Make America Great Again. I due paesi che a fine guerra erano di fatto i bastioni del materialismo, uno nella variante comunista, l’altro in quella capitalista, hanno oggi una classe politica che, per quanto indirettamente, viene influenzata da un pensatore che era fondamentalmente anti-materialista.
Evola era un tipo curioso. Alcuni suoi saggi sui simboli della tradizione occidentale forniscono delle informazioni non sempre corrette o che comunque sono state superate da studi più recenti. Altri suoi saggi sono affascinanti ma sempre su argomenti davvero strani o fuori dal comune, dall’ordinario. Credeva nella magia e nell’importanza del sapere tradizionale. Era aristocratico nel senso che era fondamentalmente anti-democratico e, senza girarci troppo intorno, era anche un po’ (tanto) razzista.
Evola era un autore che in Italia veniva letto prevalentemente da chi apparteneva al mondo della destra estrema – di quella destra prevalentemente, ma non esclusivamente, neo o post-fascista. Per cui si capisce perché storicamente sia stato ignorato dalla cultura ufficiale che essendo nominalmente filo-democratica, repubblicana e ferventemente anti-fascista non poteva apprezzare un autore che denunciava la democrazia come una perversione della governance tradizionale.
I tempi però sono cambiati ed è forse arrivato il momento di accettare che, per quanto poco Evola possa piacere a chi, legittimamente, la pensa diversamente e per quanto poco possa piacere ammetterlo, Evola debba essere riconosciuto come uno degli autori importanti del pensiero politico italiano del Novecento così come lo era stato, a sinistra, Gramsci.
Evola ha avuto un impatto globale che negli ultimi anni è pure cresciuto, motivo per cui, messa da parte le ritrosie di parte, va riconosciuto per l’importante pensatore che è stato mettendo chiaramente in luce chiaramente grandezza e limiti.
Riccardo Pelizzo
Decano della Graduate School of Public Policy, Nazarbayev University


















