Al Vinitaly 2026 si rafforza il ruolo di Coldiretti come motore di innovazione nel settore vitivinicolo: oggi quasi una cantina su tre (31%) investe in tecnologie avanzate, mentre un ulteriore 55% è pronto a farlo, guardando alle opportunità dell’Agricoltura 5.0.
I dati arrivano dal primo Censimento sulla maturità digitale delle aziende agricole del Polo Agricoltura Digitale di Coldiretti Next, diffuso alla vigilia della Giornata del Made in Italy. Un quadro che evidenzia come il Vigneto Italia sia sempre più orientato verso digitalizzazione, sostenibilità e riduzione dei costi, grazie all’utilizzo di strumenti come robotica, intelligenza artificiale, blockchain, 5G e realtà virtuale.
Ma la vera frontiera dell’innovazione passa anche dalle TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), sempre più centrali nel dibattito agricolo e scientifico. Proprio al Vinitaly, Coldiretti ha presentato un progetto simbolo: la prima pianta di Sangiovese ottenuta con TEA, sviluppata grazie alla collaborazione tra Coldiretti Toscana, Vigneto Toscana, Crea-Ve e Università di Udine.
Un’iniziativa che punta a rendere le coltivazioni più resilienti, sostenibili e capaci di affrontare le sfide climatiche, partendo da un vitigno iconico come il Sangiovese, che rappresenta oltre il 60% della superficie vitata toscana.
Questo traguardo si inserisce in un percorso che vede l’Italia protagonista dell’innovazione: proprio a Verona, nel 2024, era stata avviata la prima sperimentazione in campo su viti TEA, a San Floriano in Valpolicella, con piante di Chardonnay sviluppate dal gruppo di genetica agraria dell’Università di Verona, guidato da Mario Pezzotti.
Il progetto aveva l’obiettivo di migliorare la resistenza naturale delle viti ai patogeni, in particolare alla peronospora, e aveva visto anche il coinvolgimento diretto di Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti. Un’esperienza purtroppo segnata dal vandalismo delle piante poco dopo la messa a dimora, ma che non ha fermato il percorso di ricerca.
Le TEA rappresentano oggi una leva strategica per il settore: consentono infatti di intervenire in modo mirato sul DNA delle piante senza introdurre materiale genetico esterno, distinguendosi nettamente dagli OGM. Tecniche come cisgenesi e genome editing permettono di ottenere colture più resistenti a stress idrico e malattie come l’oidio, con una conseguente riduzione dell’uso di fitofarmaci.
Attualmente, la prima pianta di Sangiovese è in crescita in vitro nei laboratori del Crea di Conegliano Veneto, con le prime applicazioni in campo previste dalla primavera 2027.
Sul tema interviene Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona: “le TEA offrono risposte concrete alle sfide del cambiamento climatico e della biodiversità, permettendo di riprodurre in modo mirato i meccanismi dell’evoluzione naturale senza l’inserimento di DNA estraneo alla pianta. Negare agli agricoltori tali alternative efficaci metterebbe seriamente a rischio la sicurezza alimentare europea. Questo percorso di ricerca rafforza il ruolo dei territori italiani come avanguardia nell’innovazione vitivinicola, dimostrando come la ricerca pubblica possa offrire risposte operative alle esigenze del mondo agricolo e alla sostenibilità delle colture”.
Dal Vinitaly emerge quindi una direzione chiara: innovazione, sostenibilità e ricerca scientifica saranno le chiavi per il futuro del vino italiano, con Coldiretti in prima linea nel guidare questa trasformazione.













