È un’Italia divisa quella che esce dal referendum sulla giustizia. A Verona, come nel resto del Paese, il voto accende subito lo scontro politico tra Partito Democratico e Lega, con letture diametralmente opposte dello stesso risultato.
Bonfante (Partito Democratico): “Difesa la magistratura”
Il segretario provinciale del Partito Democratico, Franco Bonfante, legge il voto come una chiara affermazione dei valori costituzionali:
“Il risultato di questo referendum è prima di tutto una straordinaria vittoria della nostra Costituzione, che i cittadini hanno difeso lanciando un messaggio inequivocabile: la Carta va attuata con serietà, non stravolta per interessi di parte”.
Secondo Bonfante, il referendum ha rappresentato una presa di posizione netta contro il Governo:
“I cittadini hanno saputo guardare oltre la propaganda e le bugie del Governo – prosegue– scegliendo di difendere uno dei capisaldi della nostra democrazia: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. È stata definitivamente respinta l’idea di scardinare i contrappesi istituzionali al fine di mettere l’ordine giudiziario sotto tutela politica”.
E sull’affluenza aggiunge:
“La grande partecipazione popolare smentisce anche la narrazione di un Paese disinteressato. Al contrario, gli elettori hanno dimostrato una profonda maturità civica, superando l’ostacolo dei tecnicismi della materia”.
Infine, uno sguardo al futuro politico:
“Nei nostri territori – conclude il segretario – questo dato ci carica di una responsabilità precisa: continuare a costruire un’alternativa solida, partendo proprio dalla difesa dei pilastri della nostra Repubblica. La politica è viva e oggi ci ha indicato chiaramente la strada da seguire”.
Borchia (Lega): “Occasione persa, Italia indietro”
Di segno opposto la posizione della Lega, espressa da Paolo Borchia, capodelegazione al Parlamento europeo e vicesegretario vicario della Liga Veneta:
“Le urne ci consegnano un Paese diviso. Chi produce e genera pil chiede una giustizia più moderna, chi politicizza il referendum rinuncia ad un’ottima riforma sperando di mettere in difficoltà un Governo, che non avrà mezza ripercussione dall’esito delle urne”.
Per Borchia, il dato più rilevante è il ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi europei:
“Resta il fatto che l’Italia rimane pecora nera, unico Paese dell’Europa occidentale senza un sistema di separazione delle carriere”.
Una bocciatura netta dell’esito:
“Quello di oggi è un risultato che rappresenta un’occasione persa: prendiamo atto che ancora una volta si è scelto di non avere il coraggio di innovare, preferendo restare ancorati a dinamiche che da anni rallentano ogni tentativo di riforma”.
E l’affondo politico contro il centrosinistra:
“Anche in questo caso la sinistra ha invitato a non entrare nel merito della riforma, sottraendosi a un confronto serio e limitandosi al solito tentativo di alimentare paure tra la gente”.
Infine, il ringraziamento alla base del partito:
“Ad ogni modo, ringrazio militanti, responsabili referendari e tutti gli amministratori della Lega, che per impegno e contenuti ha giocato un ruolo da protagonista in tutto il Veneto”.
Verona e Veneto al centro del confronto
Il dibattito resta particolarmente acceso in Veneto ed a Verona, dove il voto ha mostrato un orientamento opposto rispetto ad altre aree del Paese, confermando una spaccatura territoriale e politica che ora si riflette anche nelle reazioni dei partiti.
Il referendum si chiude così, ma la partita politica è tutt’altro che finita.













